Reggio Emilia: la liberalizzazione degli impianti vitati avrebbe conseguenze gravissime

“La liberalizzazione degli impianti vitati porterebbe il sistema vitivinicolo verso l’ingovernabilità. La minaccia grava anche su Reggio Emilia, dove, 3.700 aziende agricole producono, su 7700 ettari, 1 milione e 400 mila quintali d’uva e da dove parte la riscossa del vino Lambrusco”. Parole di Davide Frascari, eletto da poco più di tre mesi presidente del Consorzio vini reggiani, a proposito della politica che intende far scattare Bruxelles dal 2015.
“Eliminare i diritti di impianto – spiega Davide Frascari – avrebbe conseguenze gravissime. Dall’aumento incontrollato delle superfici a denominazione d’origine, alle eccedenze nell’offerta, alla concentrazione nelle aree con costi di produzione più bassi. Porterebbe anche alla flessione del valore del vigneto, oltre che all’affermazione di una viticoltura lontana dalla nostra storia. Senza il sistema dei diritti crollerebbe la base della piramide della nostra struttura di denominazioni. Il senso di responsabilità verso i nostri produttori ci impone di difendere quanto da loro storicamente creato e valorizzato, in primis il patrimonio territoriale e dei vitigni”.
E il problema non riguarderebbe solo le denominazioni di origine. La riforma dell’organizzazione comunitaria di mercato ha aperto infatti la strada ai vini varietali, che con la liberalizzazione e la delocalizzazione potrebbero minare fortemente il mercato dei vini Igt (Indicazione geografica tipica) e Igp (Indicazione geografica protetta) – sottolinea Frascari – che chiede un coordinamento delle azioni di valorizzazione nei differenti mercati.
“Le risorse disponibili per la promozione – continua – dovrebbero essere investite in modo più mirato, con il sostegno delle istituzioni. Questo per identificare e caratterizzare il vino italiano nel suo insieme, in modo da rafforzare tutte le iniziative commerciali e di produzione”.

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