Regione Puglia a Spreco Zero. Vendola firma la “carta” di Last Minute Market

0000000000000000000000000000000000000003-jpgCon la sottoscrizione ufficiale del suo Governatore Nichi Vendola, la Regione Puglia entra in Carta Spreco Zero, e da oggi aderisce al decalogo di buone pratiche contro gli sprechi alimentari, idrici, energetici che raggruppa un migliaio circa di Comuni italiani, fra i quali Milano, Torino, Bologna, Venezia, Trieste e i 64 Comuni virtuosi, oltre alle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. Promossa dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, coordinatore della Task Force Modelli per la riduzione dello spreco alimentare del Ministero dell’Ambiente, nell’ambito della campagna europea “Un anno contro lo spreco” con il festival Trieste Next, la Carta impegna i pubblici amministratori che la sottoscrivono a sostenere tutte le iniziative che recuperano, a livello locale, i prodotti rimasti invenduti e scartati lungo la filiera agroalimentare per redistribuirli gratuitamente a categorie di cittadini al di sotto del reddito minimo; e ad istituire programmi e corsi di educazione alimentare, di economia ed ecologia domestica per rendere il consumatore consapevole degli sprechi di cibo, acqua ed energia. In questo modo Carta Spreco Zero permette di attuare concretamente le indicazioni contenute nella Risoluzione del Parlamento europeo approvata nel gennaio 2012, con l’obiettivo di abbattere del 50% lo spreco alimentare entro il 2025 e di istituire l’Anno europeo contro lo spreco. «Siamo ancora nei tempi utili per cogliere l’obiettivo indicato nel 2012 dal Parlamento Europeo: abbattere del 50% lo spreco alimentare nei Paesi membri, e utilizzare un forte volano di sensibilizzazione attraverso la proclamazione di un Anno europeo contro lo spreco alimentare – ha dichiarato il presidente di Last Minute Market Andrea Segrè –Negli ultimi sei mesi – commenta Andrea Segrè presidente di Last Minute Market – è aumentata la sensibilità degli italiani intorno al tema degli sprechi»: lo certifica l’ultimo sondaggio realizzato dall’Osservatorio sugli sprechi alimentari delle famiglie italiane Waste Watcher promosso da Last Minute Market, SWG e il Dipartimento di Scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna. «Le rilevazioni effettuate nel 2013 (riportate nel rapporto Waste Watcher 2013) registravano che il 45% degli italiani aveva sensibilmente diminuito lo spreco del cibo acquistato e poi sprecato rispetto al 2012. Oggi quel dato è salito al 52%, sette punti percentuali che testimoniano una maggiore attenzione nella politica familiare nella spesa alimentare. Evidentemente, l’obiettivo che gli italiani si danno nel 2014 è di “contingentare” il costo dello spreco domestico, che nel 2013 ammontava a ben 8,7 miliardi di euro: una cifra vertiginosa, risultato di 213 grammi in media di cibo gettato ogni settimana – perché considerato non più edibile – al costo di 7,06 euro a famiglia sempre con riferimento settimanale» (fonte: Rapporto Waste Watcher 2013 sullo spreco domestico). «Ma c’è di più – continua Segrè – a parità di preoccupazione sul tema spreco (78%), gli italiani hanno smesso di irrigidirsi davanti alla data di scadenza dei prodotti. Oggi il 63% degli intervistati dichiara che, quando il cibo è scaduto, controlla se effettivamente è andato a male oppure è ancora buono, e cerca comunque di riutilizzarlo. Il raffronto con il dato dell’anno scorso (55%) denota un’attenzione e una concentrazione decisamente superiore da parte degli italiani nell’evitare anche i più piccoli sprechi. Attenzione che si riverbera nelle abitudini di acquisto: mai o raramente gli italiani acquistano prodotti che non piacciono e sono quindi a rischio spreco (70%), comperano confezioni troppo grandi (64%), comprano cibo che va a male (63%) o fa la muffa (62%), esagerano nel fare la spesa (59%) o cucinano troppo cibo (58%)». «Proprio l’accresciuta sensibilità degli italiani sul tema e nei comportamenti di acquisto quotidiano saranno alla base del confronto che vogliamo avviare in occasione della Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare, il 5 febbraio – conclude il presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, nonché coordinatore della Task Force Modelli per la riduzione dello spreco alimentare del Ministero dell’Ambiente – in quella data si riunirà a Roma la Consulta incaricata di elaborare Pinpas, il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare di cui per la prima volta l’Italia si dota, per iniziativa del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Il Piano sarà il portato di un’elaborazione congiunta da svilupparsi in una vera e propria Consulta composta da enti, associazioni, organizzazioni e imprese e coordinata da un Task Force appositamente nominata dal Ministro Orlando. Tutti gli attori della filiera e le organizzazioni attive nella lotta agli sprechi alimentari che vorranno dare il proprio contributo, saranno chiamati a esprimere indicazioni e buone pratiche per ridurre gli sprechi di cibo e la produzione di rifiuti. Il 5 febbraio 2014 diventerà dunque la convocazione degli “Stati generali” della prevenzione dello spreco alimentare in Italia».
La firma di Carta Spreco Zero ha offerto l’occasione per diffondere alcuni dati aggiornati sullo spreco alimentare nella Regione Puglia e in Italia. Rilevazioni di Last Minute Market – Università di Bologna hanno registrato nella filiera agroalimentare pugliese uno spreco rilevante per le coltivazioni rimaste in campo nel 2012, pari complessivamente a 70.609.350 quintali, ovvero il 4,14% che rappresenta il doppio circa della media nazionale (61.337.100 q.li per l’ortofrutta e 9.272.250 q.li per i cereali). Mentre ammonta a 25.516 tonnellate lo spreco di cibo nella catena della distribuzione pugliese, ripartita fra 11.900 t nei negozi al dettaglio, 11.169 t nei supermercati, 2070 t negli ipermercati e 377 t nei cash&carry.
Interessanti osservazioni emergono dai dati sullo spreco domestico in Puglia: secondo le rilevazioni dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg, se lo spreco settimanale pro capite ammonta in Puglia a 2,46 euro, poco al di sotto della media nazionale di 2,71 euro, le cause principali di questo spreco sono legate in Puglia a “ho cucinato troppo cibo” e “calcolo male le cose che servono”, risposte che registrano un’incidenza più alta rispetto alla media italiana (22.4% vs 13.3 e 18.6 vs 13.2 rispettivamente). E confrontando la distribuzione delle tipologie di provvedimenti suggeriti dagli intervistati, per ridurre lo spreco domestico, emerge – rispetto al dato nazionale – un travaso da una tipologia molto interventista, in favore della tassazione e del rincaro del cibo (che in Puglia si attesta al 6.4% vs il 11.7% nazionale) ad una invece molto pragmatica che individua soluzioni allo spreco alimentare aumentando la libertà di scelta del consumatore di fronte allo scaffale (17.5% in Puglia vs 10.4% in Italia).

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