Rete Fattorie Sociali: le opportunità nelle aziende agricole


E’ un socio di Confagricoltura il nuovo presidente della Rete delle Fattorie Sociali. Si chiama Marco Berardo Di Stefano ed è titolare della Fattoria Biosolidale del Circeo, una delle oltre 2000 aziende agricole che in tutto il territorio nazionale si occupano di persone svantaggiate e deboli.

La Rete, di cui Confagricoltura fa parte, si è costituita 6 anni fa per iniziativa del presidente uscente, Alfonso Pascale, con l’obiettivo, appunto, di mettere “in rete” agricoltori, operatori sociali, associazioni, famiglie e anche cittadini singoli, per favorire l’inserimento dei disabili all’interno delle aziende agricole. Offre assistenza, attraverso l’iscrizione al sito www.fattoriesociali.com, alle imprese che vogliono dedicarsi a questo tipo di attività e fornisce tutte le indicazioni utili per accreditarsi presso gli enti locali preposti, a seconda dei servizi sociali che si intendono fornire.

Oggi la Rete è una realtà concreta, che riunisce le aziende agricole che affiancano alla propria attività principale, quella produttiva, progetti a sfondo sociale, che creano occupazione per categorie svantaggiate (persone diversamente abili, ex detenuti, ragazzi delle sezioni carcerarie minorili, ex tossicodipendenti) ed offrono servizi (ippoterapia, riabilitazione) alle categorie più deboli, come gli anziani. In Italia sono inseriti lavorativamente oltre 3000 disabili nelle fattorie sociali e 4000 persone usufruiscono dei servizi di assistenza.

Le categorie svantaggiate, infatti, possono trarre grandi benefici sul piano fisico e intellettivo dal contatto con la natura e dal coinvolgimento attivo nei lavori tipici di un’azienda agricola e queste esperienze possono concorrere concretamente anche all’integrazione sociale di un individuo.

Lontana da ogni forma di assistenzialismo, l’agricoltura sociale conserva la propria natura imprenditoriale, riproducendo in questo settore quel modello di economia solidale che mira a coniugare il profitto dell’azienda con il bene della collettività, in particolare delle fasce più deboli.

Nelle fattorie sociali queste persone sono regolarmente assunte e retribuite, con contratti di diversa tipologia, dopo aver effettuato un percorso di formazione agricola, accompagnato dal lavoro di un’equipe educativa, che aiuti i ragazzi ad acquisire le caratteristiche proprie di un lavoratore: autonomia, responsabilità, rispetto degli orari e ad individuare il tipo di attività più adatta ad ognuno di essi.

Di Stefano, 37 anni, appartiene ad una famiglia di imprenditori agricoli che da generazioni fa parte della Confagricoltura. Si è avvicinato a questo mondo nel 2004, convertendo l’azienda in una Fattoria sociale, che oggi è una cooperativa di formazione e lavoro, che occupa 19 persone disabili. Quattro di queste hanno un rapporto di lavoro continuativo e sono soci della cooperativa.

L’azienda, 175 ettari in provincia di Latina, produce ortaggi e frutta, alleva vacche da latte e bufale, offre ospitalità agrituristica. I ragazzi disabili lavorano nell’attività agricola, ma anche in quella di commercializzazione. Tutti i prodotti dell’azienda vengono confezionati e venduti alla grande distribuzione (Pam e Coop) e a gruppi di acquisto solidale (GAS). Non solo frutta e ortaggi, ma anche latticini, che vengono trasformati da un vicino caseificio, riconoscibili sul mercato grazie al marchio aziendale, che è l’unico di agricoltura sociale registrato in Italia.

Nel programma del nuovo presidente “far stare la Rete delle Fattorie Sociali al passo con i tempi che cambiano con una velocità senza eguali nella storia del nostro settore e di farla diventare un punto di riferimento concreto per tutti quegli imprenditori agricoli che hanno intrapreso la via dell’agricoltura sociale e per tutti quelli che decideranno di intraprenderla. Tra i suoi compiti sarà fondamentale quello di fornire gli strumenti per raggiungere la sostenibilità e la crescita economica delle aziende”.

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