Riforma bio: prima intesa Ue ma Italia chiede modifiche

Composition with raw vegetables and wicker basket isolated on white

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Prima intesa per i 28 Stati membri dell’Ue sulla riforma dell’agricoltura biologica. Una proposta ‘prendere o lasciare’ alla quale l’Italia ha ceduto, nella speranza di poter migliorare il testo nel corso dei futuri negoziati con Europarlamento e Commissione europea. “Dopo intensi lavori ci siamo messi d’accordo” ha annunciato il ministro dell’agricoltura lettone, Janis Duklavs, per la presidenza di turno dell’Ue, dopo aver raggiunto un “delicato equilibrio”. Soddisfatto anche il commissario europeo all’agricoltura, Phil Hogan, che “spera di completare entro fine anno” i negoziati con l’Europarlamento. Il dossier infatti è tutt’altro che chiuso e in una dichiarazione allegata agli atti della riunione l’Italia chiede alla prossima presidenza lussemburghese “di moltiplicare gli sforzi, affinché venga assicurato un alto livello di fiducia nei prodotti bio da parte dei consumatori e vengano chiarite e rafforzate le procedure in caso di sostanze non autorizzate”. Un nodo controverso, quello delle sostanze fuorilegge, su cui l’Italia non è riuscita a costituire una minoranza di blocco contro regole troppo deboli sulla decertificazione ‘bio’. Una soglia comune per pesticidi e altre sostanze non autorizzate quindi alla fine nel testo approvato non c’è, segnando così una vittoria per la Germania e i Paesi nordici. Un prodotto non sarà più ‘bio’ solo qualora una eventuale contaminazione, dopo apposita indagine, sia risultata ‘evitabile’ o ‘deliberata’. Se poi i singoli Paesi hanno una propria regolamentazione in materia, come l’Italia, la possano mantenere, ma solo fino al 2021 e senza impedire la circolazione sul proprio territorio di prodotti con il marchio ‘bio’ di altri Paesi Ue che una soglia non ce l’hanno. Per l’Italia il compromesso di oggi non rappresenta “nulla di nuovo rispetto alla prassi minima già attuata in alcuni Stati membri” e inoltre “la stessa possibilità di mantenere provvisoriamente le proprie norme sui limiti residui, diventa inutile e dannosa, rischia di penalizzare i nostri produttori, esponendoli ad una forma di concorrenza sleale” ha detto il sottosegretario all’agricoltura, Giuseppe Castiglione. Secondo il testo approvato, tocchera’ alla Commissione europea stendere un rapporto sui casi ‘fuorilegge’ rilevati nell’Ue ed eventualmente presentare una nuova proposta legislativa in materia, entro il 2021. Quanto alla frequenza dei controlli, in principio sarebbero annuali, ma sulla base di una valutazione di ‘basso rischio’, per alcuni operatori potrebbero avvenire tramite documenti cartacei ogni 12 mesi e solo ogni tre anni ‘in situ’. I Paesi terzi che esportano prodotti ‘bio’ nell’Ue devono adeguarsi agli stessi standard , tranne quanto già previsto dal principio di ‘equivalenza’ in accordi esistenti o negoziati in corso, sempre poi tenendo conto degli ‘standard regionali’. (di Chiara Spegni – ANSA)

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