Riforma Pac: fondi europei solo a chi produce


In Europa solo i veri agricoltori, ossia coloro che producono per assicurare il cibo al consumatore finale, potranno continuare in futuro a beneficiare dei pagamenti diretti che l’Europa versa alle aziende agricole. Appare questa la vera novità emersa dai lavori del Consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue, il primo in cui i negoziati sulla politica agricola comune (Pac) post-2013 sono entrati veramente nel vivo della discussione. Un confronto a volte molto intenso, soprattutto sui criteri da applicare per definire un agricoltore attivo che avrà diritto agli aiuti europei e chi invece non può più beneficiarne. La posta in gioco è elevata: l’agricoltura e lo sviluppo rurale rappresentano ancora il 40% dei fondi del bilancio europei, in gran parte gestiti da Bruxelles. Quello che appare ormai certo è che nella futura Pac, come ha proposto lo stesso commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos, i contributi europei non dovranno più andare a tutti quei terreni agricoli che non producono: tra questi, terreni gestiti da aeroporti, dalle compagnie ferroviarie, da quelle immobiliari e sportive, come i grandi terreni da golf. Il ministro per le politiche agricole e alimentari, Mario Catania lo ha confermato: “Ormai è convinzione diffusa che il sostegno della Pac debba andare in primo luogo agli agricoltori attivi. E’ un tema non facile da affrontare – ha spiegato – sia sotto il profilo politico che tecnico. La massa di risorse che si può liberare con questa operazione non è enorme: “non dovrebbe arrivare al 7-8% per cento del totale – ha precisato Catania – però è importante perché in una fase di crisi è giusto concentrare il sostegno sugli agricoltori attivi”. I ministri hanno poi affrontato il tema del sostegno dei giovani in agricoltura. Le titubanze restano da parte di alcuni stati membri, ma non da parte italiana che ha dato un “pieno appoggio convinto alla proposta della Commissione. Diciamo sempre che va sostenuto il ringiovimento dell’agricoltura – ha detto Catania – e questo è il momento di farlo effettivamente: così sostengo come buona base di partenza la proposta di maggiorare del 25% gli aiuti Ue ai giovani”. Quanto alla definizione di piccoli produttori c’é ancora molto lavoro da fare a livelllo europeo. “Nella situazione italiana – ha detto il ministro – occorre un regime che sappia distinguere il piccolo agricoltori agricolo, che è un agricoltore, da colui che ha un appezzamento ma fa altre attività. Sul part-time è il momento di una riflessione”. Catania ha poi incontrato bilateralmente i colleghi polacco e ilrandese. “Con quest’ultimo c’é una buona convergenza complessiva e ce lo aspettavamo – ha detto – ma anche parlando con il ministro polacco ho visto che si sono molto avvicinati alle nostre tesi, non c’é più quella lontananza quando sostenevano che gli aiuti e dovevano essere distribuiti solo sulla base della superficie agricola. Adesso sembra che abbiano compreso anche loro che questo tipo di approccio non ci porta lontano, per cui alla fine potremmo uccidere la Pac”. (ANSA)

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