Riforma Pac: il mondo agricolo raggiunge l’intesa


Le quattro organizzazioni professionali del mondo agricolo hanno raggiunto un’intesa di massima con le nuove proposte da presentare nell’ambito della riforma della Politica agricola comune a Bruxelles. “E’ un atto di responsabilità, anche alla luce della difficile situazione politica”, affermano Coldiretti, Cia, Confagri e Copagri. annunciando il documento che non è stato ancora condiviso da Federalimentare, centrali cooperative e sindacati. Per Sergio Marini, presidente della Codiretti “era abbastanza evidente che saremmo arrivati ad un documento comune e per quanto riguarda la posizione sull’agricoltore attivo (figura a cui sono destinati gli aiuti diretti europei n.d.r.) è prevalso il buon senso, affermando che la definizione così come non va e che bisogna demandarla allo Stato membro”. Per Giuseppe Politi, presidente della Cia l’intesa “è un punto di convergenza positivo su alcune scelte fondamentali”. Franco Verrascina, leader di Copagri precisa “abbiamo lavorato e non potevamo non portare questo risultato anche se in questa difficile cornice”. Per Mario Guidi, presidente di Confagri “il ruolo della rappresentanza è anche quello di superare gli schieramenti di trovare nell’interesse del paese e dell’agricoltura un momento di sintesi, rinunciando ognuno a qualche casa; questo documento di posizione delle organizzazioni va condiviso e arricchito con l’intera filiera affinchè diventi un documento di sistema paese più ampio, unico modo per avere una posizione veramente forte in Europea”.
Sono sei i punti cardine del documento condiviso da Coldiretti, Confagri, Cia e Copagri, per ‘riscrivere’ la riforma della Politica agricola comune. Budget, ripartizione delle risorse, pagamenti diretti, agricoltore attivo, strumenti di gestione dei mercati e sviluppo rurale, sono i fronti comuni del documento presentato dalle organizzazioni agricole al Forum, in modo da aver maggiore possibilità di cambiare le carte in tavola a Bruxelles, senza offrire l’alibi dei contrasti interni. Nella ripartizione delle risorse degli aiuti diretti occorre utilizzare criteri oggettivi che combinino la superficie agricola utilizzata con occupazione agricola, produzione lorda vendibile e ambiente rurale. Superare con gradualità e flessibilità il criterio di calcolo dei pagamenti diretti imposto da Bruxelles suddivisi tra pagamento diretto, greening (misure per l’ambiente), aree svantaggiate, accoppiamento volontario. Sul fronte dell’agricoltore attivo è necessario che la definizione sia demandata allo Stato membro; in Italia l’imprenditore agricolo professionale si definisce in base al rapporto dell’incidenza complessiva del tempo e del reddito connessi al lavoro agricolo. Occorre poi rafforzare gli strumenti assicurativi e di gestione dei mercati, per quanto riguarda i danni provocati dalla crisi, la regolazione dei mercati, l’aggregazione del prodotto e l’organizzazione delle filiere. La politica di sviluppo rurale, infine, va razionalizzata e semplificata, potenziandola e finalizzandola all’innovazione e alla competitività delle imprese agricole; non ultimo semplificare le procedure gestionali e di accesso a tali misure. (ANSA).

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