Rilanciare l’olivicoltura secondo Confagricoltura

L’olivicoltura italiana ha bisogno di una politica realistica e originale, che differenzi gli interventi per una realtà a più facce. Lo ha proposto Confagricoltura nel corso del suo “forum sull’olio di oliva”, diretto a verificarne lo “stato di salute”.L’olivicoltura che adorna, valorizza e crea il paesaggio, va preservata e sostenuta magari con i progetti dei Piani regionali di sviluppo rurale. Quella che invece è diretta a fare reddito, ad avviso di Confagricoltura, va rilanciata con opportune strategie: la programmazione del piano olivicolo nazionale,
l’irrobustimento commerciale, gli accordi con la GDO (da cui passano le vendite del 56% del prodotto), l’aggregazione forte ed incisiva del mondo produttivo. Di fatto, in Italia esistono tre olivicolture: da autoconsumo, paesaggistica, da reddito. Al di là della prima di mero sostentamento, le altre due hanno finalità precise, ma differenti.
Uno dei problemi grossi del settore resta la frammentazione: 775 mila aziende ed una superficie totale di 1.100.000 ettari (con una media aziendale di 1,4 ettari). Connesso al problema della fragilità strutturale c’è quello della debolezza commerciale, con quotazioni per il prodotto assolutamente non remunerative. Da ciò la proposta di Confagricoltura, nell’ambito del suo Progetto di riforma normativa “Futuro Fertile”, di un nuovo modello di aggregazione economica, trasformando le organizzazioni di produttori in “organizzazioni di prodotto”, che gestiscano la produzione e facciano massa critica; e si impegnino per il riposizionamento del mondo agricolo all’interno delle filiere agroindustriali.
Sotto il profilo dei prezzi e della qualità, per Confagricoltura serve una nuova politica di prodotto; non soffermandosi solo sulle eccellenze, ma valorizzando anche gli altri oli vergini. Va impedito che una forbice di appena 30/40 centesimi tra extra e vergine deprima le quotazioni di entrambi i prodotti.

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