Rinasce l’oliveto di Catullo

Unaprol, attraverso l’Aipol di Brescia, l’Associazione Interprovinciale dei Produttori Olivicoli Lombardi, ha recuperato, a fini paesaggistici-ambientali-culturali l’oliveto storico nell’area archeologica delle “Grotte di Catullo” di Sirmione, dove si trovano i resti della più grande villa romana dell’Italia settentrionale. Lo rende noto al stessa Unaprol Consorzio Olivicolo Italiano. L’area archeologica, situata all’estremità della penisola di Sirmione in una eccezionale posizione panoramica a picco sul lago più grande d’Italia, si estende su oltre 7 ettari di superficie. La sua gestione dipende dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia. E’ uno dei luoghi archeologici italiani con il maggior numero di turisti che apprezzano in particolare l’ambiente naturale che si è conservato intatto nel corso dei secoli. L’area è caratterizzata dalla presenza di un grande e antico oliveto, descritto da viaggiatori italiani e stranieri che già dall’inizio dell’Ottocento si sono recati in visita alle rovine della villa romana. Risalgono a quegli anni le prime stampe e i dipinti del sito archeologico, poco dopo immortalati nei primi scatti fotografici che ritraggono i resti antichi inseriti all’interno del grande oliveto. Un insieme che probabilmente esiste da secoli, come si rileva da documenti medievali che fanno risalire al XII e XIII secolo la presenza di numerosi alberi di olivo presenti a Sirmione. L’attuale oliveto conta circa 1500 piante. Per la sua importanza storica e per le sue condizioni di degrado appariva necessario un intervento globale di recupero, volto a risanare l’ingente patrimonio arboreo e a riportarlo alle migliori condizioni vegetative, consentendo la sua tutela, la conservazione nel tempo e la ripresa della produzione di olio extra vergine di oliva.

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