Rischio bolla speculativa sugli acquisti alimentari


Attenti alla bolla. L’autunno porta segnali che le famiglie italiane avvertono con preoccupazione, cosi’ come i mesi estivi sono stati caratterizzati dagli squilibri dei mercati di alcuni prodotti – dai cereali, al pomodoro – che hanno provocato malumori tanto tra gli agricoltori che tra gli operatori della trasformazione.
Questo mentre i rappresentanti della Gdo hanno gia’ fatto sapere che eventuali rincari dei prodotti agricoli e agroindustriali saranno accettati “solo se giustificati dalla reale situazione di mercato”. I comparti maggiormente sotto osservazione sono carni, latte, ancora i cereali con relative farine derivate e, di nuovo, il pomodoro.
“La situazione – spiega il presidente di Confagricoltura, Federico Vecchioni – e’ decisamente diversa rispetto a quella del 2007-2008. Per i cereali, ad esempio, allora la scarsita’ dei raccolti fu ripetuta e diffusa, mentre quest’anno mancano all’appello 37 milioni di tonnellate di frumento, ma nel complesso secondo le stime della Fao i raccolti di cereali del 2010 consentiranno di superare la soglia dei 2.200 milioni di tonnellate di cereali che fara’ del raccolto di quest’anno il terzo di tutti i tempi. Lo squilibrio tra produzione e fabbisogno riguarda solo il frumento, con un probabile ricorso all’ampia dotazione di scorte per superare la carenza. Gli aumenti, ampiamente prevedibili, registrati sinora sui prezzi dei cereali in Italia rientrano quindi nelle dinamiche di mercato che rispecchiano questa situazione, ma non si puo’ certo parlare di situazione allarmante”.
“La questione a questo punto – prosegue Vecchioni – e’ se ci sono i presupposti per innescare una spirale tra costi e prezzi che porti rapidamente ad aumenti delle quotazioni ben piu’ consistenti magari ai danni dei consumatori. In complesso si direbbe di no. E’ vero che la domanda, specie dei Paesi emergenti tendera’ a crescere, ma sinora la capacita’ di reazione dei sistemi agricoli mondiali sembra in grado di mantenere l’equilibrio. Piuttosto vedremo se a lungo termine il potenziale produttivo consentira’ di far fronte alla maggiore domanda soprattutto dei Paesi in via di sviluppo. Da qui al 2050, in pratica, servira’ produrre ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cereali e 233 milioni di carni in piu’ rispetto alle attuali performance, con un tasso medio di crescita annuo dell’1,3% per i cereali e del 2,1% per le carni.
La maggior parte dell’incremento produttivo sara’ concentrato, appunto, nei Paesi emergenti, dove si avra’ il 70% circa dell’aumento della produzione cerealicola e quasi il 90% della maggior produzione di carni”.(AGI)

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