Risicoltura: l’area ferrarese trema, il vercellese resiste

riso sisGiglio CG'11 -01C’è grande preoccupazione e incertezza tra i risicoltori ferraresi che si trovano a subire scelte, prese a livello comunitario, che stanno mettendo profondamente in crisi il settore. A lanciare l’allarme è Massimo Piva, risicoltore di Cia Ferrara e vicepresidente provinciale dell’associazione. «I problemi sono iniziati – spiega Piva – con l’eliminazione dei dazi doganali che ha favorito l’entrata sul mercato italiano ed europeo di risi provenienti dai paesi asiatici, in particolare dalla Cambogia, a prezzi davvero bassi. Questa immissione ha provocato la significativa contrazione del prezzo del riso, in particolare delle tipologie Indica e Tondo (o Comune ), passate in media da circa 35 € a 25-26 € al quintale. Il riso cambogiano sui nostri mercati è il diretto risultato dell’Eba (Everything but arms – “Tutto ma non le armi”) un accordo preso dall’Ue con 49 paesi in via di sviluppo, attraverso il quale è stato concesso loro di esportare in area comunitaria senza limitazioni e senza dazi, a eccezione di quelli per le armi e le munizioni. La scelta di stringere questo patto – che aveva certamente intenti umanitari positivi – sta dunque provocando dei grossi problemi ai risicoltori a livello produttivo ed economico. Basti pensare che i paesi asiatici esportano nel mondo quantità di riso che si aggirano attorno ai 30 milioni di tonnellate e di questi oltre un milione nella sola Europa. A questa liberalizzazione che definirei sconsiderata delle esportazioni si aggiungono problematiche interne. Voglio, infatti, ricordare – continua Piva – che a seguito della crisi dei prezzi di alcune qualità di riso nel 2012, in particolare dei Superfini come Carnaroli – Karnak, Arborio – Volano e Baldo – risi per il mercato interno, abitualmente prodotti a Ferrara – gli agricoltori hanno preferito seminare proprio le varietà Indica e i Tondi, per avere una alternativa commerciale con i paesi dell’Unione Europea. L’entrata sul mercato dei risi asiatici, se non verranno presi provvedimenti adeguati, andrà ad incidere pesantemente sui prezzi e dunque reddito delle imprese agricole. Il rischio che il settore subisca un contraccolpo irreparabile è alto perché già da alcuni anni i risicoltori ferraresi sono in affanno. Sappiamo che a livello europeo – continua Piva – in Commissione Agricoltura il problema è stato posto, ma siamo in una situazione di forte incertezza politica e senza un Ministro che possa portare avanti la questione in maniera forte. In particolare sarebbe fondamentale reintrodurre la cosiddetta clausola di salvaguardia, una forma di dazio sull’importazione del riso per proteggere il nostro prodotto dalle importazioni massive a prezzi bassi, soprattutto in fase di raccolta. Solo così la filiera del riso italiano ed europeo potrà sopravvivere e non soccombere a questo profondo squilibrio del mercato. Il nostro auspicio – conclude Massimo Piva – è che ci sia al più presto un Ministro autorevole che possa proporre, in sede europea, la reintroduzione di regole che proteggano i nostri prodotti e il nostro settore risicolo.»
ntanto i giovani di Confagricoltura , dalla Fiera in campo di Vercelli , pur alle prese anche loro con la concorrenza dei paesi meno avanzati, vedono sostanzialmente stabili le superfici coltivate a riso: per il 2014 è previsto un incremento di 981 ettari (217.000 ha in totale). Per quanto riguarda le varietà, si segnala l’incremento del 23% delle varietà di tipo lungo A (Arborio, Baldo, Carnaroli, Roma, Volano) a fronte della contrazione delle altre varietà (lungo B, tondo e medie)”. Lo dice Alice Cerutti, presidente dell’Anga Vercelli/Biella e componente del Ceja, in occasione della Fiera in campo in corso a Caresanablot (VC).
Alla 37esima edizione della manifestazione organizzata dai Giovani di Confagricoltura si traccia il bilancio del comparto, vero core business dell’imprenditoria agricola locale: la produzione risicola della sola provincia di Vercelli rappresenta il 60% di quella regionale e il 30% di quella nazionale.
Un settore importante per l’agricoltura di tutto il Paese, messo tuttavia a rischio da alcuni fattori: le importazioni in forte crescita dai Paesi meno avanzati, quali Cambogia e Mymmar, gli accordi bilaterali a dazio zero e la totale assenza di tracciabilità del prodotto sull’etichetta. Temi che l’ANGA affronta in questo fine settimana di fiera in cui tutto ruota intorno alla filiera risicola: dalle prove in campo al cooking show con gli chef stellati di tutta Italia. L’obiettivo è, partendo proprio dal riso, promuovere le eccellenze dell’agricoltura italiana, anche in un’ottica internazionale, in vista dell’Expo 2015.

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