Rondini e passeri a rischio per l’agricoltura intensiva

Rondini, passeri, cardellini e altre specie tipiche dei campi agricoli italiani in declino fino a oltre il 65% in alcuni casi. Tra le cause, il consumo di suolo e l’intensificazione agricola. Stanno meglio invece le specie boschive. Questo il bilancio di dieci anni di monitoraggio sull’avifauna italiana i cui dati sono stati raccolti per la prima volta in un rapporto sugli andamenti della popolazione dal 2000 al 2010 realizzato su 99 specie da Lipu-BirdLife Italia con la Rete rurale nazionale e il ministero delle Politiche agricole, e presentato a Comacchio nell’ambito della Po Delta Birdwatching Fair dal presidente della Lega italiana protezione uccelli (Lipu), Fulvio Mamone Capria, da Guido Tellini Florenzano e da Lorenzo Fornasari del coordinamento Mito 2000. Il declino di queste specie selvatiche, secondo gli autori del rapporto, significa “minaccia per la nostra stessa qualità di vita”. Il rapporto ha studiato diversi gruppi di specie a seconda dell’appartenenza all’habitat di riferimento. Ad ognuno di questi è stato abbinato un indice di biodiversità: ambienti agricoli; ambienti boschivi; tutte le residue specie comuni non rientranti nei precedenti due. Dodici specie agricole su 26 studiate, appartenenti all’indice agricolo, hanno segnato un declino, 11 sono risultate in aumento e 3 stabili. Tra quelle in declino, per la meccanizzazione e l’ intensificazione dell’agricoltura, uso di pesticidi, degrado dell’habitat ci sono calandrella (-14,4% il decremento medio annuo, -66% dal 2000 al 2010, già in pericolo di estinzione), allodola (-2,9% annuo e -30% sul decennio), averla piccola (-3,6% annuo e -42% sul decennio), rondine (-30% nel decennio), passeri (-40%), torcicollo (-56%), cutrettola (-38%) e cardellino (-34%). Tra le specie boschive (l’indice risulta stabile rispetto a quello agricolo) sono risultate in declino regolo, cincia mora e ciuffolotto, mentre in aumento il picchio rosso maggiore, il fiorrancino, lo scricciolo, il rampichino comune, il pettirosso e la cinciarella. (ANSA).

2 Commenti in “Rondini e passeri a rischio per l’agricoltura intensiva”

  • simone scritto il 30 aprile 2012 pmlunedìMondayEurope/Rome 21:26

    Buongiorno, oltre all’agricoltura intensiva e altro sopracitato sicuramente abbiamo notato il forte aumento di gazze e corvi che oltre a fare grossi danni in agricoltura rubano uova e piccoli dal nido (visto con i miei occhi) saluti.

  • rosaria trovato scritto il 1 maggio 2012 ammartedìTuesdayEurope/Rome 10:54

    Buongiorno.abito a Torino periferia,è una zona con molto verde e di conseguenza ci sono merli,cince, fiorrancini ecc.(sempre più in minoranza..) ma pure cornacchie, corvi,piccioni e colombacci,(in forte maggioranza!) i passeri una volta numerosi, sono pressochè scomparsi…eppure ho visto che agli inizi primavera, arrivano a frotte, ma sono subito allontanati dalle cornacchie ,ritengo che la colpa sia di queste ultime e un pò meno dell’inquinamento….ma non è possibile contribuire in qualche modo ad allontanare questi rapaci ,e favorire un ripopolamento dei passeracei? gazie per l’attenzione e saluti.

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