Rosarno: docente, il succo al 20% non risolve il problema delle arance


“La legge nazionale sul succo al 20 per cento per le bibite analcoliche non riesce a risolvere il problema delle arance di Rosarno perché si sviluppa un retrogusto amaro percepibile ad una soglia superiore al 13 per cento dello stesso succo”. Lo afferma, in una nota, il prof. Nicola Antonio Uccella, docente del dipartimento di Chimica dell’Università della Calabria e responsabile dell’Iresmo Foundation Group. “Dagli anni ’60 – aggiunge – molti tentativi hanno affrontato la questione dell’antinomia amaro nel cosiddetto ‘biondo di Calabria’ come era stata affrontata per lungo tempo ma mai risolta. Le soluzioni erano affidarsi ad un trucco: aggiungere succo di arance del Brasile al prodotto amaricante. In effetti, la tecnologia ha realizzato processi di trasformazione che escludono l’amaricante, ma lasciano un succo chiarificato che mantiene solo in parte l’ancestrale sapore e apparenza delle arance di Rosarno. L’opalescenza caratteristica della polpa viene ricombinata successivamente per migliorare l’apparenza di un prodotto tecnologico rettificato ristrutturato. E’ uno spreco enorme di energie e di risorse umane, inefficace per garantire la tracciabilità di un succo dalle caratteristiche troppo differenti dalla naturale spremuta erede della cultura alimentare mediterranea e della dieta mediterranea sua parte”. “La moderna ricerca scientifico-tecnologia – conclude Uccella – ha innovato il processo ed il prodotto. L’arancia di Rosarno, con il suo amaricante bioattivo, diventa specificità organolettica, alimento funzionale al benessere ed alla salute del consumatore. Può essere impiegato come nutraceutico per prevenire le patologie degenerative tumorali, cardiocelbrovascolari e diabetiche”. (ANSA).

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