Sacchetti di plastica: Bruxelles incalza l’Italia

La Commissione europea incalza l’Italia inviandole una nuova lettera di richiamo, al fine di conformarsi alla direttiva Ue che regola l’utilizzo dei sacchetti in plastica in Europa. L’Italia, spiega Bruxelles, in un primo tempo non ha notificato alla Commissione la messa al bando dei sacchetti non biodegradabili. In seguito, ha violato la direttiva Ue per aver mantenuto, nel decreto convertito in legge nel 2012, la messa al bando delle buste di plastica non biodegradabili. A sei anni dalla decisione dell’Italia di mettere al bando le buste di plastica tradizionali (divieto di fatto in vigore dal primo gennaio 2011) a favore di materiale biodegradabile, Bruxelles ritiene che la legge italiana del 2012 non sia ancora in linea con la direttiva europea. Per questo la Commissione Ue ha deciso di inviare a Roma un richiamo aggiuntivo alla lettera di messa in mora del 4 luglio 2011 per la mancata notifica della decisione a Bruxelles. Il bando aveva intanto suscitato la reazione dei produttori che si è formalizzata in un ricorso da parte della Federazione europea delle aziende trasformatrici di materie plastiche, appoggiata dall’Italia Unionplast. Intanto quest’anno l’Italia ha convertito in legge (28 del 2012) il decreto che prevedeva al suo articolo 2 una sospensione del divieto di vendita dei sacchetti di plastica non biodegradabili. Sospensione che avrà fine al 31 dicembre 2012, quando con un ulteriore decreto l’Italia stabilirà condizioni supplementari per la vendita dei sacchetti di plastica. Bruxelles evidenzia quindi due elementi. In primo luogo – dice – l’articolo 2 del decreto convertito in legge, conferma la violazione dell’obbligo di notifica in quando è stato comunicato a Bruxelles quando era già in vigore. Il secondo riguarda la violazione della direttiva Ue sugli imballaggi che obbliga gli Stati membri ad autorizzarne l’immissione nel commercio se soddisfano i requisiti essenziali della direttiva Ue. Considerando che tra questi requisiti non c’é la biodegradabilità – conclude Bruxelles – il divieto italiano si scontra con la direttiva europea. (ANSA).

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