Sagra agricoltura Mordano: per competere serve più aggregazione dei produttori

CONVEGNO (177)Grande partecipazione di agricoltori e rappresenti del mondo dell’ortofrutta lunedì sera al convegno “Internazionalizzazione dell’ortofrutta: nuovi mercati, opportunità e difficoltà”, organizzato dalla Sagra dell’Agricoltura di Mordano. A parlarne, sotto l’attenta conduzione di Gabriella Pirazzini, sono stati Maicol Mercuriali, giornalista Italia Oggi, Cristian Moretti, direttore generale Agrintesa, Davide Vernocchi, presidente Apo-Conerpo e Giuliano Poletti, ministro del lavoro.
Il tema è quanto mai attuale, tra l’embargo alla Russia che sta colpendo duramente oramai da 2 anni il comparto ortofrutticolo (e più in generale dell’agroalimentare) e un consumo medio della famiglia italiana che si attesta sui 43 euro al mese per l’acquisto di ortofrutta. Un po’ pochino, per pensare di garantire non solo lo sviluppo, ma proprio la tenuta del settore.
Ecco perché esportare è fondamentale. Di positivo c’è, stando ai dati Istat relativi al commercio di frutta e verdura nel 2015, che l’Italia ha registrato una crescita importante delle esportazioni, che in termini di valore toccano quota 4,5 miliardi di euro (+10,9% sul 2014), con circa 4 milioni di tonnellate (più 3,4% sul 2014). Ma a crescere ancora di più sono le importazioni, con un +6,7% in quantità (3,46 milioni di tonnellate) e un +18,6% in valore (3,83 miliardi).
L’embargo alla Russia significa perdere per l’ortofrutta italiana circa 65/70 milioni di euro all’anno. Ma oltre a questo mancanza di sbocco per i nostri prodotti c’è un ulteriore problema che deriva dal fatto che il blocco delle esportazioni in Russia riguarda anche la Polonia e la Turchia, che quindi devono ricollocare i propri prodotti sui mercati Ue, già pieni.
“Il nostro posto in Russia è stato preso da Paesi del Nord Africa, come Marocco, Egitto, dall’Iran, dalla Cina e del Sud America” spiega Maicol Mercuriali.
Se ciò non bastasse, l’embargo oltre ai danni diretti sta portando quel Paese ad investire per diventare produttore di ortofrutta. “La Russia sta convertendo 50 mila ettari a produzioni ortofrutticole” spiega Davide Vernocchi.
A proposito delle sanzioni alla Russia, il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti è molto chiaro: “non credo che le sanzioni siano lo strumento più efficace per far cambiare i comportanti di un Paese. Per questo ritengo vada analizzato con cautela il tema delle sanzioni alla Russia: ci sono altri strumenti che vanno ricercati”.

Aprire nuovi mercati – Al di là dell’embargo verso la Russia, il tema in generale è quello di aprire nuovi mercati all’estero e cercare di promuovere i consumi interni. Per farlo servono costante attenzione al consumatore e la definizione di ‘brand’ (stile mela Melinda, per capirci), che il consumatore sappia identificare facilmente come prodotto di qualità.
Per fare questo serve aggregazione fra i produttori. Come spiega Cristian Moretti “dobbiamo fare massa critica, per poter cercare sbocchi commerciali, anche perché il nostro costo di produzione è più elevato dei Paesi nostri competitori. La mancanza di aggregazione impedisce anche di fare una politica di marca del prodotto; per questo la strada intrapresa con il Consorzio Opera per la pera è quella giusta”.
C’è comunque anche un problema legato alla diversa possibilità di conservazione dei vari prodotti freschi, che ne condizionano le possibilità di commercializzazione all’estero. “Mentre il kiwi può essere esportato anche in Usa e in Cina, le pesche nettarine non possono andare oltre l’Europa; così il kiwi italiano oggi raggiunge 47 mercati, le pesche nettarine ‘solo’ 26; va molto meglio per i prodotti trasformati (vedi pomodoro Cirio), che raggiunge in 76 Paesi” fa sapere Vernocchi.
Al di là di questi problemi, ci sono poi Stati che non potendo alzare barriere doganali, alzano barriere fitosanitarie, come la Cina con il kiwi italiano, dopo che era già stato firmato l’accordo commerciale e dopo tutte le rassicurazioni degli organismi italiani competenti in materia fitosanitaria.
“Le guerre commerciali ci sono sempre state e ci saranno sempre – sottolinea il ministro Poletti -. Quello che occorre è fare trattati che portino tutti i Paesi firmatari a tenere comportamenti leali. E l’Italia è impegnata su questo fronte, sia nel rispettare gli impegni assunti sia nel farli rispettare agli altri Paesi, per tutelare le nostre produzioni. Il governo è ben consapevole che la politica estera è anche una politica di supporto e sostegno alle imprese italiane e ai loro prodotti all’estero”.
Tanto più che a detta degli intervenuti, la qualità, salubrità e sostenibilità dei nostri prodotti non ha paragoni all’estero e va quindi costruito un dialogo con il consumatore che sa riconoscere e remunerare questa qualità superiore. “Perché il tema – dice Moretti – è quello di far tornare il reddito al produttore, all’agricoltore, per coprire almeno i costi di produzione, altrimenti il rischio è che fra 8/10 anni si perdano quote importanti di superficie ad ortofrutta, con cali produttivi e cali occupazionali”.
In conclusione, sottolinea il ministro Poletti “il nostro sforzo come governo è massimo da un lato per alzare il livello di credibilità e di autorevolezza del nostro Paese in Europa e nel mondo e dall’altro per una politica di supporto e sostegno alle imprese sui mercati internazionali”.

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