Salumi: è ancora l’export a salvare il settore


Tiene il settore dei salumi ma solamente grazie all’export che nel 2011 ha registrato il fatturato-record di 1 miliardo e 40 milioni di euro (+6,8%) per un totale di 138.000 tonnellate (+10,5%) A presentare i dati, in un convegno a Parla, è Assica, associazione industriali delle carni e dei salumi. Il calo della domanda interna ha comunque penalizzato produzione e consumi, dice Assica segnalando che si è passati in un anno da 18,9 kg a testa a 18,5 Kg. La produzione del settore è scesa a 1,212 milioni di tonnellate da 1,221 del 2010 (-0,8%), mentre il fatturato è leggermente migliorato arrivando a 7.951 milioni di euro (+0,3%), dovuto in buona parte all’aumento dei prezzi (+1,1%); incremento, questo, dovuto alla crescita dei costi della materia prima e di tutte le altre voci di costo della produzione (energia, lavoro, trasporti e spese varie). Il salume più amato si conferma ancora il prosciutto cotto con una quota del 25,5% sul totale, seguito dal crudo (23,3%), rappresentando insieme il 49,2% in quantità e il 52,7% in valore; due prodotti che hanno registrato nel 2011 una crescita sia di produzione (+0,6% per il cotto e +0,3% per il crudo) che di valore (+1,4% e +1,7%).
“Internazionalizzarsi è il migliore degli investimenti possibili – ha detto il presidente di Assica (Confindustria), Lisa Ferrarini – i segnali del mercato interno non possono non spingerci a moltiplicare gli sforzi per superare questo difficile momento”. Quanto all’andamento dei prodotti, nel 2011 regitrano una crescita le quantità prodotte di mortadella, salite a 177 mila ton (+0,5%) per un valore di 682 milioni di euro (+1,5%) e soprattutto di wurstel che hanno raggiunto le 67.200 ton (+1,2%) per un valore di 235 milioni di euro (-0,8%); determinante per queste due categorie la buona dinamica delle esportazioni, sostenuta da una domanda orientata verso prodotti di costo contenuto e alto valore nutritivo. Molto bene lo speck per quantitativi prodotti (30.600 ton +3,5%) e fatturato (+4,3% per 305 milioni di euro), in calo, invece, il salame la cui produzione si è fermata a quota 110.400 ton (-1%) per un valore di 915 milioni di euro (-0,7%), la pancetta (-1,1% per 53.000 ton) che ha visto però crescere il fatturato arrivato a 243 milioni di euro e la coppa (-1,8% per 42.700 ton) stabile in valore (308 milioni di euro). In affanno, infine, anche la bresaola per le difficoltà legate agli costi della materia prima, con una produzione stabile a 15.800 ton e un fatturato in salita a 251 milioni di euro (+3,5%).

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