San Giovanni: noci, solstizio , luna e riti magici

Il sole in questo periodo sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale il 25 Dicembre) quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale). La notte di S. Giovanni, il 24 giugno appunto, rientra nelle celebrazioni solstiziali; il nome associatogli deriva dalla religione Cristiana, perche’ secondo il suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni Battista (come il 27 dicembre S. Giovanni Evangelista).In questa festa, secondo un’antica credenza il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falo’ e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l’acqua, con cui battezzava… una comoda associazione, da parte del cristianesimo, per sovrapporsi alle antiche celebrazioni…Cosi’ nel corso del tempo, c’e’ stato un mischiarsi di tradizioni antiche, pagane, e ritualita’ cristiana, che dettero origine a credenze e riti in uso ancora oggi e ritrovabili perlopiu’ nelle aree rurali.
La Notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 Giugno, cade nel solstizio d’estate, periodo legato ad una serie di riti magici, credenze ed usi popolari, celebrazioni iniziatiche e rituali propiziatori. Sono moltissimi i paesi che ogni anno celebrano questa notte con i ‘fuochi’, di celtica memoria. Nei paesi anglosassoni nasce infatti con il nome di Midsummer’s Eve (divenuto poi St. John’s Eve). E’ una notte in cui il mondo naturale e soprannaturale si compenetrano e accadono “cose strane” come narra Shakespeare nel “Sogno di una notte di mezza estate”…E’ un giorno legato alla figura femminile, al matrimonio e alla fertilità: dalla credenza dello sposalizio del sole con la luna, alle tradizioni che vogliono che le fanciulle raccolgano erbe con cui preparare filtri d’amore fino alle figure delle streghe… tradizione medievale vuole che tutte le streghe volassero nel cielo per radunarsi sotto il Grande Noce di Benevento. Molti le frasi che si tramandano… Per giungere al noce, questa la frase, unita ad un unguento: “Unguento, unguento, mandami alla noce di Benevento, supra aqua et supra vento et supra omne maltempo”. Mentre una volta sotto il noce le streghe si ritrovavano al grido: “Sòtte ‘a l’acqua ‘e sòtte ‘u viénte sòtte ‘a noce ‘e Beneviénte”.
Il Grande Albero rappresenta la congiunzione tra naturale e soprannaturale, tra terra e cielo… fu abbattuto intorno all’anno 665; il vescovo Barbato condusse nel posto maledetto una gran processione di persone e, dopo averlo abbattuto, fece estirpare le radici così da cavar via il male dalla terra; nelle radici trovò un demone che lo stesso santo ammazzò con l’acqua santa, cosa che non servì a purificare il luogo dal male… Se ne trova menzione in molti testi antichi, dal 500 al 1600, segno che in questo luogo continuarono a svolgersi riti e adunanze: si parla di un albero magico già nell’ 88 d.C.quando Benevento era ‘Maleventum’; una leggenda parla di una notte di luna piena dell’anno 590, nella valle del fiume Sabato, poco distante dal lento scorrere delle sue acque e dalla città di Benevento, quando centinaia di fiaccole accese si muovono intorno ad un albero, un noce secolare posto al centro di una ampia radura… un altro documento risale a quasi otto secoli dopo l’abbattimento della pianta: nel 1427 S. Bernardino da Siena, durante un sermone quaresimale, tuona contro i raduni malefici presso la città sannita… Pietro Piperno ne scrive addirittura un trattato nel 1635, il “De nuce maga Beneventana”. Ma ancora oggi si narra di misteri e strani ed inspiegabili episodi nella zona…Chi volesse recarsi sul misterioso luogo (attenti alle streghe, specie di venerdì e di notte… le sentirete come gelido soffio sul viso o come ombre fuggenti e per difendervi dovrete usare scope e sale!), segua le indicazioni di Pietro Piperno: il noce, rinato sul medesimo luogo di quello sradicato da San Barbato, si trova a circa due miglia dalla città, non distante dalla riva meridionale del fiume Sabato, nella proprietà del nobile Francesco di Gennaro. Su questo luogo il patrizio beneventano Ottavio Bilotta fece porre un’iscrizione che ricordasse l’opera di San Barbato.Nasce così la tradizione del Nocino… alla raccolta dei frutti, ancora acerbi in questo giorno, segue la sua macerazione in alcool, un modo per estrarne la ‘rugiada’ magica, panacea di tutti i mali e dotato di virtu’ magiche…
Il noce, dai cui malli si ottiene il nocino dopo una macerazione alcolica di circa 60 giorni, ha sempre vantato una sacralità pagana, che gli veniva già riconosciuta da Greci e Romani, spesso legata ai riti esoterici delle streghe che si raccoglievano sotto i suoi rami per demoniaci sabba. Ancora oggi la tradizione vuole che le noci verdi per questo liquore si raccolgano soltanto durante la notte del 24 giugno, giorno in cui un tempo si festeggiava il solstizio d’estate e che oggi ricorda religiosamente la figura di San Giovanni Battista. La “guazza” di quella notte è considerata dalla tradizione una panacea per tutti i mali; le doti stomatiche del nocino erano già conosciute addirittura nel ’500 poiché trovano testimonianza nel “Tesoro della Sanità” del famoso medico Casto Durante de Gualdo. Il retaggio è certamente padano, ma il liquore è entrato a far parte della tradizione gastronomica di quelle zone vocate alla produzione di noci; infatti anche a Napoli le vecchie famiglie legate alla tradizione offrono a fine pranzo questo liquore ricavato dalle noci, che viene chiamato nucillo per le evidenti
inflessioni dialettali. Tra tradizione popolare, origini celtiche, streghe ed esoterismo…
Il tradizionale liquore “Nocino”, preparato con le noci raccolte durante la notte di san Giovanni, racchiude centinaia di migliaia di anni di storia e di magico e stregato mistero…

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