San Rocco: il bestiame, la peste , le chiese, le sagre !

Rocco di Montpellier, o de la Croix, universalmente noto come san Rocco, (Montpellier, anno imprecisato tra il 1348 ed il 1350 – Voghera, notte tra il 15 e il 16 agosto di anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379), fu un pellegrino e taumaturgo francese; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è patrono di numerose città e paesi. Il santo più invocato nell’Europa del Medioevo per debellare la peste, tuttora, dai contadini nei campi, dai soccorritori durante le grandi catastrofi come i terremoti, dai medici che si occupano di epidemie e malattie gravissime, è divenuto con il passare dei secoli il santo più conosciuto nel continente europeo e oltreoceano ma anche uno dei più misteriosi. Tra i luoghi toccati durante un viaggio a Roma ci sono Forlì, Cesena e Rimini (forse all’andata o più probabilmente al ritorno), dove intervenne in altre epidemie, occupandosi di malati che, a volte, venivano abbandonati persino dai familiari. Molti di essi guarirono in modo miracoloso, cosa che iniziò a far emergere i carismi del santo presso la gente.Giunto a Roma tra il 1367 ed il 1368, vi rimase tre anni e qui curò, fino ad ottenerne la guarigione, un cardinale che lo presentò al papa.
Anche il ritorno da Roma a Montpellier fu interrotto da un’epidemia di peste, in corso a Piacenza. Rocco vi si fermò ma, mentre assisteva gli ammalati dell’Ospedale di Santa Maria di Betlemme, venne contagiato. Allora, un po’ per non aumentare il contagio e un po’ per tener fede al voto di anonimato che aveva fatto come pellegrino, si trascinò fino ad una grotta (tuttora esistente, trasformata in luogo di culto) lungo il fiume Trebbia, in una zona che all’epoca era alla periferia di Sarmato, sempre sulla via Francigena. La tradizione indica a questo punto un cane (che tanti artisti dipingeranno o scolpiranno al fianco del santo) che durante la degenza di Rocco appestato provvedeva quotidianamente a portargli come alimento un pezzo di pane sottratto alla mensa del suo padrone e signore del castello di Sarmato, il nobile Gottardo Pallastrelli, che, seguito il cane per i tortuosi sentieri della selva, giunse in quella capanna dove Rocco gemeva per terra. Soccorso e curato dal nobile signore, Rocco riprese il suo cammino. Gottardo voleva seguirlo nella vita di penitenza ma Rocco glielo sconsigliò. Nonostante ciò, talmente commosso alla vista di quel mendico e affascinato dalle sue parole, cedette anch’egli ai poveri il suo patrimonio e si ritirò da pellegrino in quella capanna. Gottardo divenne il primo biografo del santo pellegrino e (secondo la tradizione) ne dipinse il primo ritratto, tuttora visibile, affrescato nella chiesa di Sant’Anna di Piacenza. Tuttavia il più antico simulacro che lo raffigura sembra proprio essere la statuetta ora conservata a Grenoble. La peste intanto riapparse di nuovo violenta a Piacenza e Rocco ritornò in città sul campo d’azione; debellato definitivamente il morbo nella città e nei villaggi circostanti il Santo si ritirò nella selva, per occuparsi degli animali colpiti dalla peste, non più isolato bensì accompagnato da parecchi piacentini che professandosi suoi discepoli, mostrarono l’interesse di coadiuvarlo e trasmettere il suo coraggio e le sue parole. Esaurito il suo compito, decise di ritornare in patria.
Quello che sarebbe dovuto essere il ritorno a Montpellier però si interruppe a Voghera. In quelle regioni funestate dalla guerra giunse Rocco della Croce, anelante di ritornare in patria senz’altro chiedere che tranquilla ospitalità. Dalla barba lunga e incolta, avvolto in poveri e polverosi abiti, con il viso trasfigurato dalla sofferenza della peste, giunse al confine della cittadina non sfuggendo nè alla curiosità della gente nè alla vigilanza delle sentinelle. Nessuno lo riconobbe, pur essendo i suoi parenti per parte di madre di origine lombarda: sospettato per la sua riluttanza e scambiato per una spia, fu legato e condotto dinanzi al governatore Guglielmo della Croce, suo zio paterno, che non lo riconobbe e nulla fece Rocco per farsi riconoscere. Senza ulteriori indagini, senza processo finì in carcere senza ribellarsi, e vi restò per un lungo periodo (dai tre ai cinque anni, a seconda delle biografie) dimenticato da tutti.
La prigionia fu vissuta dal Santo in un tormentoso silenzio e nel desiderio di essere lasciato in solitudine nel carcere senza essere riconosciuto per vivere quei pochi giorni che gli restavano da vivere. Non si lamentava della sua sorte, anzi aumentava i tormenti del carcere castigando la sua persona con molte privazioni, continue veglie e flagellazioni cruente; se gli si domandava: «È mai vero che siete un esploratore dei nostri nemici?» lui rispondeva: «Io sono peggiore di una spia» . Nonostante gli innumerevoli sforzi di un sacerdote, insospettitosi dello strano atteggiamento di Rocco durante le sue visite in carcere, di perorare la causa del prigioniero, il governatore non prestò ascolto; intanto nella cittadina si diffuse la voce che nelle carceri un innocente si lasciava morire. Morì trentaduenne, nella notte tra il 15 ed il 16 agosto di un anno imprecisato tra il 1376 ed il 1379.
Il culto di san Rocco è popolarissimo da secoli in Europa e nel resto del mondo. Lo si invocava contro la peste, malattia autentico flagello medievale e che a più riprese si diffuse per contagio nel vecchio continente mietendo milioni di vittime. I recenti aggiornamenti liturgici gli riconoscono pure il patronato contro le altre malattie contagiose, AIDS compresa.
È invocato nelle campagne contro le malattie del bestiame e le catastrofi naturali, visto il suo carisma di guarigione e l’uso che aveva di invocare la protezione di Dio sui luoghi che toccava, prima di lasciarli. È patrono pure degli invalidi, dei prigionieri e degli emarginati, per aver provato le stesse condizioni durante la sua vita.La sua popolarità rimane ancora ben viva, tanto che, sia in Italia che all’estero, è il santo patrono di numerosi paesi e diverse località portano il suo nome. A Montecalvello, piccolo borgo a 5 km da Grotte Santo Stefano in provincia di Viterbo, è significativa la piccola chiesa dedicata a San Rocco, proprio perché costruita lungo la strada che i pellegrini percorrevano per giungere a Roma attraverso il Tevere. All’interno di questa piccola chiesa dove è raffigurato San Rocco, i pellegrini si fermavano per venerarlo e spesso lasciavano traccia del loro passaggio scrivendo brevi graffiti sui muri.
A Pignola (PZ) in una teca della chiesa di Santa Maria degli Angeli, è custodito un minuscolo pezzo di un osso degli arti superiori del santo. Nel 1995, il cardinale Marco Cè, Patriarca di Venezia, acconsentì alla esposizione temporanea delle reliquie presso la chiesa di San Rocco di Vernazza in Genova. Il 28 settembre di quell’anno, il corpo del santo, racchiuso in un’urna di cristallo, venne trasferito da Venezia e accolto con cerimonie solenni presso la chiesa ligure, alla presenza delle Confraternite genovesi, tra cui l’Arciconfraternita San Rocco di Vernazza Morte e Orazione con i suoi quattro grandi Crocifissi processionali.

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