Santa Zita, Santa Caterina e le superstizioni a tavola

Agri 964_20130427_Tranche 01Questa settimana vengono festeggiate due sante importanti, entrambe toscane: santa Zita di Lucca e santa Caterina da Siena.
Partiamo dalla più importante, santa Caterina da Siena. Caterina Benincasa, questo il suo vero nome, era figlia di un tintore senese e visse nel ‘300. Propensa alla solitudine e alla preghiera, a soli sette anni fece voto di castità. A sedici, rifiutando un matrimonio combinato dai genitori, si fece terziaria domenicana. Era sempre vestita in modo dimesso e si tagliò perfino i lunghi capelli per apparire meno bella di quanto fosse. Fedele alle pratiche del più rigoroso ascetismo, dedicò gran parte della sua vita ad assistere i malati e i lebbrosi, missione questa che le è valso il patronato sulle infermiere italiane. Ricevette dal Signore le Sacre Stimmate. È compatrona d’Italia, di Roma, di Siena, nonché patrona della Toscana. Pur essendo semianalfabeta, Caterina dettò un importante trattato di mistica «il Dialogo della Divina Provvidenza» e numerose lettere e poesie. La sua festa è il 29 aprile.
Se santa Caterina si chiamava Benincasa, santa Zita di Lucca – vissuta nel ‘200, è la patrona di tutto quello che riguarda la casa, dalle cuoche alle guardarobiere alle cameriere, fino alla categoria delle domestiche. Nata e vissuta a Lucca, a soli dodici anni intraprese la professione di domestica, servendo un tessitore di Lucca. Religiosa e scrupolosa nel lavoro, si fece amare dagli altri servi e dai poveri della città ai quali, spesso, donava il cibo avanzato alla mensa del suo signore. Si narra che un giorno il padrone la sorprese con del cibo destinato ai poveri nascosto nel grembiule, ma alla richiesta del padrone di vedere cosa nascondesse, il cibo si trasformò per miracolo in fronde e fiori. La sua festa è il 27 aprile.
Avendo parlato di casa e soprattutto di domestiche, cuoche e cameriere, vi racconto qualche superstizione riguardante la tavola.
Pranzare in tredici è di cattivo augurio (in ricordo dell’Ultima cena), così come lo è sedersi sopra la tavola sulla quale di solito si mangia. Sulla tavola non bisogna posare del denaro, le posate incrociate, i bambini, le carte da gioco, le forbici, l’ago e il filo, soprattutto quando è già imbandita. In tavola porta sfortuna versare l’olio, posare il pane rovesciato, mescere o servire il vino con la mano sinistra. Tutte azioni che Zita, più per educazione che per superstizione, non compiva mai. Segno fortunato, invece, se si versa involontariamente del vino sulla tavola.

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