Sant’Agostino nel Lunario della settimana a cura di Andrea Malossini

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Oggi inizio con un indovinello: dovete scoprire chi è il santo che coniò frasi che sono passate alla storia. La prima è la più celebre: “Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”. La seconda lascia trasparire in modo quasi ironico la trascorsa gioventù libertina del santo: “Dammi castità e continenza, ma aspetta un momento”. Più profonda la terza: “Si può vivere una vita intera senza mai essere svegli”.
Il santo in questione è sant’Agostino di Ippona: il più importante pensatore cristiano e Dottore della Chiesa. Africano, visse tra il 354 e il 430. Figlio di santa Monica, benché la madre gli avesse impartito sin dalla nascita un’educazione religiosa e pia, passò la gioventù nel peccato ed abbracciò le teorie manichee (era dunque un eretico). Si trasferì a Roma e poi a Milano, dove conobbe sant’Ambrogio. Qui la conversione. A trentadue anni fu battezzato e tornò nella natia Africa. Lì condusse vita monastica prima di essere ordinato sacerdote e poi vescovo di Ippona. Da quel momento dedicò la vita all’insegnamento, allo studio a difesa della fede e della morale cristiana. È ancor oggi considerato uno dei più grandi geni dell’umanità in assoluto. Fondamentali le sue opere «Le Confessioni» e «La città di Dio». È il protettore dei teologi, degli editori e dei tipografi. È anche invocato contro gli animali nocivi e, forse per la debolezza ai polmoni che contraddistinse la sua gioventù, contro la tosse. Si festeggia il 28 agosto.
Prima di chiudere con sant’Agostino, volevo raccontarvi la storia delle pere.
Nelle Confessioni il santo racconta di un furto da lui commesso quando aveva 16 anni. Di notte Agostino, insieme ad altri coetanei, rubò dall’orto del vicino una grande quantità di pere, per poi gettarle ai maiali, per il solo piacere di rubarle. Da questo episodio Agostino capì che spesso è il gusto del peccato a spingere al furto, e non il bisogno. Cioè, che spesso si commette il male gratuitamente e senza motivo. La riflessione più bella a mio parere del Santo è però questa: Il mondo è un libro. Chi non viaggia ne legge una pagina soltanto. Per Agostino dunque viaggiare era fonte di conoscenza, di crescita e d’ispirazione. Buon per chi viaggia dunque, ma con qualche precauzione. Secondo una comune regola superstiziosa, di venerdì e di martedì non ci si deve mettere in viaggio. Il giorno migliore è il mercoledì e mai il giorno di Natale. Alcuni credono che se uscendo di casa per intraprendere un viaggio si inciampa, sia meglio rinunciare all’impresa, perché sicuramente questo non andrebbe a buon fine. Porta sfortuna vedere prima di partire un corvo, mentre sono viatico di lunghi e fortunati viaggi le scarpe nuove che scricchiolano e chi ha molte bugie sul dito mignolo (macchioline bianche sull’unghia). Chiudo tornando al santo con un proverbio romagnolo: Par sant’Agusten parpèrat che e’ fred l’è vsen (Per sant’Agostino preparati che il freddo è vicino). La fine d’agosto coincideva, secondo tradizione, con la fine della calura estiva.

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