Sarà un Salone del gusto sempre più aperto al mondo


Un Salone del gusto sempre più internazionale, una Terra Madre che si apre al mondo, facendo incontrare le Comunità del cibo con il pubblico, per la prima volta da quando la rete mondiale è stata creata da Slow Food. “E’ la chiusura del cerchio, un punto di arrivo ma anche di partenza verso un evento di respiro sempre più ampio”, sintetizza Carlin Petrini, il fondatore di Slow Food. Il doppio evento, organizzato con la Regione Piemonte e la Città di Torino, da quest’anno sarà unito in un’unica manifestazione aperta alla visita anche per la parte che riguarda i piccoli allevatori, contandini, pescatori che ogni anni arrivano in Piemonte da ogni angolo del Pianeta. A nove giorni dalla cerimonia inaugurale, il pomeriggio del 24 ottobre al PalaOlimpico di Torino, con la presenza del segretario generale della Fao, si limano gli ultimi dettagli di una rassegna che sfida la crisi senza mostrare rughe, anche se l’ultimo responso sarà quello del pubblico. “L’eccellenza dell’enogastronomia del made in Italy – spiega Petrini – viene affiancata dagli alimenti della tradizione prodotti dalle comunità di Terra Madre e dai loro protagonisti che saranno orgogliosi di presentarli alla gente. La possibilità di spiegare come producono, come vivono e come sono le loro terre é un elemento fondamentale dell’edizione 2012. Il pubblico potrà fare un viaggio nel mondo senza fare tanti chilometri”. “Fino ad ora – aggiunge Petrini per spiegare il passaggio – il Salone del gusto è stato 95% Italia, 5% resto del mondo, questa volta il rapporto sarà 85%-15%, ma c’è spazio per arrivare in futuro a 50-50”. I coltivatori di Terra Madre saranno assistiti di volontari dell’organizzazione, “ma per molti di loro non ce ne sarebbe bisogno – aggiunge Petrini – perché ormai vengono a Torino ogni due anni dal 2004, quando si è tenuta la prima edizione dell’incontro mondiale. E ormai quasi ovunque riconoscono in Torino una capitale mondiale della gastronomia”. Durante la rassegna torinese (Lingotto Fiere-Oval, dal 25 al 29 ottobre) si terrà anche il congresso internazionale di Slow Food, cinque anni dopo l’ultima assise a Puebla: “Da allora – sottolinea Petrini – tutto è mutato, travolto dallo tsunami di una crisi che non è ancora finita. Al congresso ci saranno delegati di 86 paesi e si capirà quanto è cambiato in cinque anni Slow Food, che ora nessuno può più considerare un movimento di appassionati del cibo di paesi ricchi. Come nessuno – aggiunge Petrini – può più pensare che non sia necessario un profondo cambiamento della Pac (Politica Agricola Comune, ndr). Il congresso ribadirà che un nuovo rapporto tra uomo e natura è il paradigma per uscire dalla crisi. Perché, volenti o nolenti, anche se qualcuno fatica ancora a capirlo, si esce dalla crisi solo se la ‘nuova economia’ partirà da un approccio diverso e più responsabile dei temi che riguardano l’alimentazione, l’agricoltura e la trasformazione dei prodotti”.

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