Sardegna: pastori manifestano a Porto Rotondo, Coldiretti davanti alla Regione

Una decina di pullman giunti da ogni angolo della Sardegna hanno portato un migliaio di persone a Porto Rotondo per la nuova manifestazione del movimento dei pastori sardi che lottano per ottenere risposte alla crisi che attanaglia il mondo delle campagne. I manifestanti si sono raggruppati nella grande area parcheggi all’ingresso della localita’ turistica a nord di Olbia, controllati a distanza dalle forze dell’ordine, presenti con un vasto spiegamento di polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale. Anche se il leader del Movimento, Felice Floris, ha annunciato che non ci saranno presidi davanti a Villa Certosa, residenza estiva di Silvio Berlusconi, l’attenzione delle forze di polizia e’ altissima. Presenti alla manifestazione, a sostegno delle ragioni dei pastori, anche i sindaci di Busachi e Orune. Dopo essersi riuniti in assemblea i pastori, che stanno diffondendo volantini ai turisti per spiegare le loro ragioni, marceranno alla volta di piazzetta San Marco, nel centro di Porto Rotondo. Nelle scorse settimane il Movimento dei pastori sardi aveva organizzato sit-in per bloccare gli ingressi degli aeroporti di Cagliari, Olbia, Alghero e la statale 131 nell’Oristanese.
Un centinaio di pastori della Coldiretti con bandiere, striscioni e anche un gazebo, stanno invece presidiando la sede della Regione, in viale Trento a Cagliari.
La manifestazione e’ stata organizzata a sostegno della piattaforma di mobilitazione per costruire una “filiera ovina tutta agricola e tutta italiana”. “Senza la pastorizia la Sardegna muore” si legge in uno degli striscioni dei manifestanti. Occorre recuperare i ritardi e le debolezze sul piano istituzionale che – denuncia la Coldiretti in un volantino distribuito davanti alla sede della presidenza della Giunta – rischiano di lasciare spazio a comportamenti speculativi a livello industriale che mettono in pericolo la stabilita’ sociale di interi territori. In Sardegna, dove si produce quasi la meta’ del latte di pecora, vengono riconosciuti agli allevatori 60 centesimi di euro al litro ben al di sotto dei costi di produzione e su valori inferiori del 25 per cento rispetto a due anni fa. La carne di agnello deve subire la concorrenza sleale delle produzioni estere che vengono spacciate come nazionali per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine a differenza di quanto avviene per la carne bovina. Il presidente e il direttore della Coldiretti sono stati ricevuti dal presidente della Regione al quale illustreranno il progetto per il rilancio e lo sviluppo del settore.

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