Scandalo delle uova alla diossina. Coldiretti ai consumatori: controllate l’etichetta che segnala il paese d’origine

Dal primo gennaio 2004 in Europa e’ in vigore per le uova un sistema di etichettatura obbligatorio che consente di distinguere tra l’altro la provenienza e il metodo di allevamento. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al recente scandalo delle uova alla diossina prodotte in Germania ed esportate in Olanda. Per il momento il caso sembra essere confinato a questi due paesi: fonti del ministero della Salute, infatti, hanno indicato che nessun prodotto alimentare contaminato da diossina proveniente dalla Germania e’ stato inviato in Italia.
Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, nei primi dieci mesi del 2010 sono state importate dalla Germania 2,7 milioni di chili di uova, in guscio, fresche, conservate o cotte, con un aumento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2009. Tuttavia grazie al pressing della Coldiretti per l’etichettatura trasparente in tutti i prodotti alimentari sulle uova e’ stato introdotto a livello comunitario un codice che con il primo numero consente di risalire al tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), la seconda sigla indica lo Stato in cui e’ stato deposto (es. IT), seguono le indicazioni relative al codice Istat del Comune, alla sigla della Provincia e, infine il codice distintivo dell’allevatore. A queste informazioni si aggiungono – precisa la Coldiretti – quelle relative alle differenti categorie (A e B a seconda che siano per il consumo umano o industriale) per indicare il livello qualitativo e di freschezza e le diverse classificazioni in base al peso (XL, L, M, S). I consumi nazionali di uova, ricorda la Coldiretti, hanno raggiunto la cifra di 13 miliardi di pezzi all’anno che significa una media di circa 218 uova a testa. L’emergenza europea sulle uova alla diossina conferma – sostiene la Coldiretti – l’importanza di estendere a tutti i prodotti l’obbligo di indicare l’origine in etichetta che attualmente riguarda circa la metà delle produzioni alimentari ed in particolare la carne bovina, la carne di pollo, il latte a lunga conservazione, il miele, le uova, la frutta fresca, l’extravergine e la passata di pomodoro ma non la carne di maiale, la carne di agnello e di coniglio, la frutta trasformata, la pasta, il latte fresco (ANSA)

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