Scoperti a Ravenna prodotti ortofrutticoli ‘taroccati’

pomodori mensa 2I controlli svolti nei giorni scorsi dal Nucleo Agroalimentare del Corpo Forestale dello Stato di Ravenna in un centro all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli, controlli che hanno consentito di sequestrare partite di scalogno proveniente dalla Francia ma commercializzato come italiano e di pomodori marocchini venduti come olandesi, non fa che confermare l’importanza dell’attività quotidiana del Corpo Forestale, “presidio – afferma il Presidente Coldiretti Ravenna Massimiliano Pederzoli – a tutela del territorio e del Made in Italy della quale gli agricoltori tutti sono profondamente riconoscentiti. E’ dunque necessario – aggiunge Pederzoli – non disperdere tale patrimonio di competenze, indispensabile in un Paese che deve salvaguardare le proprie risorse alimentari ed ambientali per tornare a crescere”.

Conservare l’unità delle competenze del Corpo Forestale dello Stato in materia di tutela ambientale e della qualità alimentare – prosegue Coldiretti – costituisce un obiettivo essenziale per promuovere lo sviluppo della filiera agroalimentare italiana rimuovendo distorsioni di concorrenze e di attentati all’identità, come quelli appena scoperti dal Nucleo ravennate contro le frodi agroalimentari, “la cui azione – aggiunge il presidente Pederzoli – non fa che confermare quanto sia giusta la battaglia condotta dalla nostra Associazione per estendere l’etichettatura dei prodotti”.

D’altronde – come dimostra la recente consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole, sondaggio che ha coinvolto ben 26.547 cittadini, sono gli stessi consumatori a chiedere più sicurezza e trasparenza.
La consultazione ha infatti evidenziato che l’82 per cento degli italiani è disposto a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza italiana del prodotto alimentare che acquista e tra questi quasi la metà (40 per cento) è disposto a pagare dal 5 al 20% in più e il 12 % oltre il 20 %, dimostra che in una situazione di difficoltà economica bisogna portare sul mercato il valore della trasparenza a vantaggio dei consumatori e dei produttori agricoli, con l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza per tutti i prodotti alimentari.

“Con il 96,5% dei consumatori che ritiene necessario che l’origine debba essere scritta in modo chiaro e leggibile nell’etichetta il risultato italiano non lascia spazio ad equivoci – afferma il Presidente Pederzoli – ed impegna le Istituzioni a introdurla dove ancora manca, dai formaggi ai salumi, dalle conserve ai succhi di frutta fino al latte a lunga conservazione”. Non è un caso che secondo la consultazione pubblica on line del Ministero l’89 % dei consumatori ritiene che la mancanza di etichettatura di origine possa essere ingannevole per i prodotti lattiero caseari, l’87% per le carni trasformate, l’83 % per la frutta e verdura trasformata, l’81% per la pasta e il 78% per il latte a lunga conservazione. Da segnalare – continua Coldiretti – che per l’84% dei consumatori è fondamentale che nell’etichetta ci sia il luogo di trasformazione. Nel momento dell’acquisto – precisa la Coldiretti – per 8 persone su 10 è decisivo che il prodotto sia fatto con materie prime italiane e sia trasformato in Italia, a seguire il 54% controlla che sia tipico, il 45% verifica la presenza del marchio Dop e Igp, mentre per 3 su 10 conta che il prodotto sia biologico.

Inoltre, dal primo aprile 2015, è arrivato in Europa l’obbligo per gli operatori di indicare in etichetta il luogo di allevamento e di macellazione delle carni di maiale, capra, pecora e avicoli che – sottolinea Coldiretti – rappresenta un nuovo passo avanti del cammino iniziato a livello comunitario dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca.
Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria; a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

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