Se il riso asiatico non paga dazio, in Europa spariranno 400.000 ettari di risaie

risaia a JolandaProseguono le manifestazioni dei risicoltori in tutto il Nord d’Italia. Cresce la tensione dopo le dichiarazioni “bellicose” del presidente degli esportatori di riso cambogiani
Se si permette alla Cambogia di esportare nella UE il proprio riso a dazio zero, sarà la fine non solo della risicoltura italiana – la più importante in Europa – ma di tutto il riso comunitario. Non c’è, infatti, un Paese europeo – tra quelli che producono riso – in grado di competere con il prezzo di arrivo del riso lungo “indica” cambogiano. Lo sottolinea Confagricoltura ricordando che il riso lungo B “tipo indica” prodotto in Italia (che costa mediamente 55 euro/quintale) dovrebbe costare non più di 43 euro/qle per poter reggere la concorrenza del corrispondente riso cambogiano.
“Per ottenere questo risultato – commenta il presidente di Confagricoltura Mario Guidi – dovremmo vendere il nostro risone all’industria a 19 euro/qle, il che, per un risicoltore che spende 32 euro per produrre quel quintale di risone, equivarrebbe alla bancarotta”.
La situazione, già molto tesa, rischia di diventarlo ancor di più a causa delle dichiarazioni “provocatorie” diffuse dall’associazione degli esportatori di riso cambogiani lo scorso 7 luglio. In sostanza dalla Cambogia si nega che esista un problema di concorrenza sleale, dipingendo il regime preferenziale di cui gode il paese quasi come un aiuto “umanitario” e invitando l’Italia e l’UE a cercare al proprio interno le cause della crisi.
La realtà dei fatti, commenta Confagricoltura, è che il riso lungo “indica” Cambogiano sul mercato mondiale non è competitivo rispetto al thailandese e al vietnamita, che offrono prezzi più bassi a pari qualità. E’ per questo che la Cambogia sta spingendo l’export verso l’UE: il mercato europeo è l’unico dove l’esenzione dal dazio rende il riso cambogiano imbattibile in termini di prezzo.
La concessione di un aiuto accoppiato specifico per il riso, previsto dalla nuova PAC “verso il 2020”, poteva controbilanciare, almeno in parte, il vantaggio competitivo del dazio “zero”. “Purtroppo – commenta Guidi – contro la richiesta fatta come Agrinsieme di utilizzare per l’accoppiato tutte le risorse consentite dalla PAC si sono pronunciate organizzazioni agricole e di amministrazioni regionali che adesso si dichiarano pronte a dare battaglia sul riso”.
Dai dati più recenti della Commissione UE emerge che dal 1° settembre 2013 al 30 giugno 2014, le importazioni di riso a dazio “zero” dalla Cambogia sono aumentate del 60% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, e si avviano a superare le 250 mila tonnellate per fine agosto. Negli ultimi 5 anni (2009-2014) l’import di riso cambogiano si è quasi decuplicato.
“La filiera del riso – rimarca ancora Guidi – deve compattarsi a difesa di un prodotto che è tra le eccellenze dell’agroalimentare italiano. Per questo contiamo molto sull’assistenza che può offrire l’Ente Nazionale Risi, da sempre punto di riferimento per il ministero dell’Agricoltura e per le organizzazioni di categoria nella gestione delle più complesse problematiche del settore”.
Confagricoltura ricorda che i propri soci risicoltori, insieme ai colleghi della CIA, alle riserie artigiane e alle riserie industriali, proseguono la protesta bloccando per una settimana l’attività di contrattazione delle principali borse merci del nord: ieri a Novara, oggi a Vercelli e a Milano, domani a Pavia e il 18 a Mortara, per ottenere dalle istituzioni nazionali ed europee il ritorno al normale dazio doganale sulle importazioni di riso cambogiano.

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