Sementi: Naldi, in Italia poche risorse alla ricerca

L’attivita’ sementiera non e’ solo multinazionali – anche perche’ in Italia non c’e’ ricerca biotech in assoluto, neanche sperimentazione e ancor meno si vendono sementi ogm – ma tante altre aziende impegnate in un’attivita’ sementiera tradizionale con le loro esigenze e una situazione di svantaggio rispetto ai partner europei. Lo afferma Marco Nardi, direttore Assosementi, nel sottolineare che ”anche quando si parla di ricerca non siamo a parlare solo di biotecnologie ma di un tema strategico per tutto il comparto agroalimentare che non dispone invece di risorse adeguate”. Ma sul settore – aggiunge Nardi – pesano pure scelte sbagliate di politica agricola. Per esempio, le recenti decisioni che hanno eliminato l’obbligo di dimostrare l’impiego del seme certificato stanno rapidamente facendo precipitare la produzione di sementi ed il tasso di impiego di seme certificato verso i valori di oltre vent’anni fa. E si e’ anche allargata l’area di illegalita’ costituita dal commercio e dall’impiego di granella venduta come seme, ma non certificata. ”Ci si potrebbe anche non preoccupare eccessivamente di questa involuzione – prosegue Nardi -, se non si trattasse del grano duro, il cereale piu’ diffuso in Italia e meglio caratterizzante il made in Italy. Minore impiego di sementi certificate significa infatti produzioni agricole a rischio di patogeni e di minore qualita”’. ”In ultima analisi – conclude Nardi – cio’ si traduce nel contrarsi delle risorse che ritornano alle aziende sementiere e che possono essere investite nella ricerca varietale, ma anche in minor rese e qualita’ dei raccolti di grano duro e nello scadimento del valore industriale delle partite per la produzione della pasta”. (ANSA).

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