Sempre più giovani bevono alcool fuori pasto. E si pensa ad etichette sui rischi come per le sigarette


Cresce fortemente il consumo di alcol fuori pasto dei giovanissimi. Lo rileva l’Istat nel report sull’uso e abuso di alcol in Italia. La quota di 14-17/enni che consuma fuori pasto passa dal 15,5% del 2001 al 18,8% del 2011. Tra i giovani di 18-24 anni che frequentano assiduamente le discoteche, i comportamenti di consumo a rischio sono più diffusi (31,9%) rispetto ai coetanei che non vanno in discoteca (7,8%).
E quello del binge drinking è un problema che tocca da vicino anche le associazioni agricole che sottolineano come questi comportamenti siano qualcosa di profondamente differente dal consumo di vino durante i pasti. “Bisogna insistere sull’educazione a un modo di bere moderato e consapevole, legato ai pasti”. Così Confagricoltura commenta i dati del Rapporto 2011 dell’Istat e aggiungendo che:”l’aumento del diffondersi dell’alcol fra i giovani è un dato molto preoccupante e bisogna lavorare per una soluzione che tuteli i nostri ragazzi. E’ fondamentale, quindi, educare ad un consumo consapevole e moderato e ribadire l’importanza di un modello di bere tradizionalmente legato ai pasti, come nel nostro Paese è quello del vino. Strategie di intervento generalizzate innescano meccanismi poco utili al suo perseguimento e spesso dannosi per il comparto produttivo vitivinicolo che già sta scontando una notevole diminuzione dei consumi interni”.
Una posizione sostenuta anche dalla Cia che ricorda come negli ultimi 15 anni il consumo pro capite di vino in Italia è diminuito di 12 litri, passando da 55 a 43 litri in un anno. Una contrazione, per la Cia, fortemente influenzata da campagne criminalizzanti che non hanno saputo distinguere “tra la sana abitudine del bicchiere di vino a pasto, che notoriamente fa bene alla salute, con l’abuso di alcolici”. Un messaggio “erroneo e da smentire”, educando i consumatori ad un uso consapevole e moderato di alcol. Particolare attenzione, conclude la Cia, dovrebbe essere riposta sui giovani e giovanissimi: basti pensare che la percentuale dei soggetti con comportamenti a rischio cresce fino all’11,9% anche nella fascia tra gli 11 e i 15 anni.
Intanto si infiamma il dibattito anche intorno all’idea di porre sulle bottiglie di tutti gli alcolici delle etichette che informino sulla pericolosità per la salute, proprio come ormai da diverso tempo accade per le sigarette. Una proposta sostenuta con fermezza dal Codacons che per voce del suo presidente Carlo Rienzi giudica “necessario apporre etichette su bottiglie di birra, vino e alcolici in genere, contenenti avvertenze che informino i consumatori circa la pericolosità dell’alcol e gli effetti negativi per la salute”. ‘Warning’ sì, ‘warning’ no. Il dibattito sul dilemma se sia giusto o meno mettere avvolgere le bottiglie dell’amato nettare di Bacco con messaggi “ammonitori” è aperto. Ma cosa ne pensano gli eno-appassionati? Il 66% è contrario perché pensa che creerebbero solo allarmismi e che invece è opportuno puntare sull’educazione al bere consapevole, il 25% si dice favorevole per informare il consumatore e il 9% non ha ancora un’opinione sull’argomento. Lo dice un sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly, appuntamento enologico di livello internazionale, a cui hanno risposto 1.116 ‘enonauti’, ovvero appassionati già fidelizzati al mondo del vino e di Internet. Il ‘warning’ in etichetta è la questione che tiene acceso il dibattito in Italia dopo la proposta lanciata da Assoutenti di mettere sulle etichette delle bevande alcoliche le avvertenze sui rischi per la salute simili a quelle che si trovano sulle sigarette, dopo che l’Agenzia di Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha inserito l’alcol nel ‘Gruppo 1’ delle sostanze cancerogene, mettendolo sullo stesso piano di amianto, arsenico, benzene, tabacco e radiazioni. (ANSA).

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