Serbi e musulmani insieme dimenticano la guerra e producono vino

Zilavka e Blatina. Sono i nomi della voglia di vivere e lavorare insieme in Bosnia, dove agricoltori serbi, musulmani e cattolici hanno recuperato i vigneti distrutti dalla guerra e conferiscono le loro uve a un’unica cooperativa. Per fare un unico vino. Qui era impossibile vinificare in proprio e quindi i pochi che hanno provato a chiudere le cicatrici che la guerra civile ha lasciato sul terreno sono costretti a vendere l’uva a pochi privati e commercianti. A prezzi stracciati. Il ministero degli Esteri italiano ha contribuito alla costruzione di una cantina con le tecnologie necessarie oggi per produrre un vino di qualita’: un piccolo investimento, ma impossibile per gli agricoltori locali. Cosi’ e’ nato il ‘vino Daorson’, arrivato anche al Vinitaly di Verona, la piu’ grande rassegna mondiale del settore. ”E’ emozionante sapere che la’ dove fino a poco tempo fa c’erano terreni devastati dalle bombe – afferma Marco Caprai, il viticultore umbro che ha riscoperto il Sagrantino, punto di riferimento in Italia del progetto e che ospita nei suoi stand le prime bottiglie del ‘vino della pace’ – oggi ci sono di nuovo vigneti rigogliosi e persone che li curano: sostenibilita’ significa anche sostenere gli altri in un processo di recupero dove l’agricoltura puo’ svolgere un ruolo straordinario”. ”Certo che quando sono andato in Bosnia per vedere lo stato del progetto e dare due consigli – ricorda Caprai – ho trovato una situazione ancora difficile: il 20-30% dei terreni, ovviamente non quelli dove lavora la cooperativa, sono a rischio mine”. Il viticultore umbro ora sta mettendo in contatto la cooperativa con la distribuzione italiana, che presto potra’ mettere in vendita le prime bottiglie. Al progetto, oltre alla Farnesina, lavorano le Ong italiane Cefa e Oxfam, che sostengono la produzione di tre prodotti tipici dell’Erzegovina: miele, formaggio e vino. La cooperativa ha sede a Stolac, zona di antiche tradizioni vinicole, dove sono stati piantati nuovi vigneti su 15 ettari di terreno, non pochissimi, e sono state fornite barbatelle (la pianta giovane della vite) gia’ innestate, oltre a materiale per la costituzione della struttura di sostegno del vigneto: pali e fili. E poi e’ servita un po’ di esperienza del Professor Leonardo Valenti della Facolta’ di Agraria di Milano, che da sempre collabora con Caprai e che e’ il vero motore dell’iniziativa. Con la vendemmia 2010 la cantina ha prodotto circa 200 ettolitri di vino, entro pochi anni, con l’entrata in produzione di nuovi vigneti, sara’ possibile produrre circa 1000 ettolitri di vino. (di Alfonso Neri – ANSA)

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