Serge Latouche premiato a Casa Artusi

“Lavorare meno per vivere meglio, recuperare la dimensione contemplativa, far crescere la felicità e la qualità della vita”: è solo uno dei tanti suggerimenti proposti da Serge Latouche, filosofo francese, teorico della “decrescita serena”, che domenica 11 ottobre ha ritirato il Premio Artusi 2009 a Casa Artusi a Forlimpopoli.

Davanti ad un’affollatissima platea, Serge Latouche ha spiegato che “la decrescita non è un concetto, è un progetto da costruire insieme, che si può declinare in tante misure e a diversi livelli, internazionale, locale, personale”.
La parola decrescita fu utilizzata per la prima volta nel 2001, nel corso di un convegno Unesco, e in questi ultimi anni si sta rivelando assolutamente attuale: “solo un pazzo, o un economista, può continuare pensare che sia possibile una crescita infinita, in un mondo fatto di risorse finite” ha sentenziato Latouche.

“E’ necessario uscire da questo stato di ‘schizofrenia’. La rottura con il sistema economico attuale deve essere radicale, una vera e propria rivoluzione. Non possiamo aspettare oltre: la catastrofe è già in atto, quello che possiamo fare è limitare i danni, ma per farlo vanno intraprese azioni a livello globale e locale. Più che di decrescita sarebbe più esatto parlare di a-crescita, così come si parla di ateismo, si tratta proprio dell’abbandono d’una fede, di una religione, quella dell’economia senza regole, del progresso e dello sviluppo sfrenato”.

Parlando all’interno di Casa Artusi, il Centro nazionale dedicato alla cucina domestica, Latouche ha aggiunto che “decrescita e gastronomia sono legate a filo doppio: non solo il simbolo della decrescita è la chiocciola, emblema della lentezza, come il simbolo di Slow Food, ma anche perché entrambe credono nel valore della convivialità, come riscoperta del piacere di stare insieme e di vivere bene, simile al concetto di philia per i greci. Il mondo occidentale è “tossicodipendente” da lavoro: dobbiamo imparare a disintossicarci, a ‘decolonizzare’ il nostro immaginario, non vedere più tutto attraverso il prisma dell’economia e del profitto, ridurre la nostra impronta ecologica,e riscoprire il valore della lentezza e della vita contemplativa”.

All’incontro erano presenti: Lino Zanichelli, Assessore all’ambiente e sviluppo sostenibile della Regione Emilia-Romagna; Paolo Zurla, Presidente del Polo Scientifico-didattico di Forlì dell’Università di Bologna; Paolo Zoffoli, Sindaco di Forlimpoli; Giordano Conti, neo Presidente di Casa Artusi; Laila Tentoni, Vice Presidente di Casa Artusi; Mauro Grandini, Assessore alla Cultura del Comune di Forlimpopoli.

Al termine del convegno, Serge Latouche ha ricevuto dalle mani del Sindaco di Forlimpopoli, Paolo Zoffoli, il Premio Artusi 2009, attribuito ogni anno dal Comune di Forlimpopoli e assegnato negli anni passati a nomi del calibro di Muhammad Yunus, poi premio Nobel per la Pace, Vandana Shiva, Eduardo Galeano, Wendell Berry.

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