Si festeggia San Giuseppe con zeppole e falò

Il 19 marzo si festeggia san Giuseppe e falò e zeppole non possono mancare.
La celebrazione coincide infatti con la fine dell’inverno e in molte parti d’Italia si bruciano i residui del raccolto e le potature in grandi falò benaugurali che segnano il passaggio dalla stagione fredda alla primavera e che la tradizione fa risalire ad antichi riti pagani.
In tavola invece a non mancare sono, in particolare al centro sud, le zeppole anche se, a onor del vero, la zeppola di San Giuseppe, pur essendo la più conosciuta, è l’ultima arrivata di un famiglia numerosa. La zeppola classica è tra i dolci più antichi che si conoscano, una semplice ciambella fritta nell’olio, e prima ancora nello strutto; simile nella forma ma con la presenza delle patate nell’impasto, e quindi più morbida, è la zeppola “graffa”, mentre la zeppola “pastacrisciuta” è in raltà un cibo di strada a tutti gli effetti: è infatti una pallina di pasta lievitata, pasta cresciuta appunto, è salata e viene consumata caldissima appena fritta nell’olio bollente.
Uguale alle sorelle solo nel nome è anche la Zeppola di san Giuseppe. La pasta è quella dei bignè (che però sono cotti al forno) e le origini risalirebbero al settecento quando i friggitori in omaggio a San Giuseppe, loro santo patrono, allestivano dei banchetti davanti alle loro botteghe, distribuendo le zeppole appena fatte e cosparse di zucchero e cannella. Al quale col tempo si sono sostituiti crema pasticcera e amarena per guarnire.
In Sicilia e nel Salento invece sono ancora diffuse le “Tavole di San Giuseppe” nelle quali la sera del 18 marzo le famiglie devote al Santo allestiscono in casa un tavolo su cui troneggia un’immagine di san Giuseppe attornata da paste, verdure, pesci freschi, uova, dolci, frutta, vino e a mensa invitano mendicanti, familiari e amici.

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