Siccità: il Ministro Catania ne parla in Emilia-Romagna

Il governo ha dato la propria disponibilità per la dichiarazione dello stato di calamità nelle zone del Ferrarese per la grande siccità di questa estate, e i presupposti per avere i risarcimenti ci sono. Lo ha detto il ministro per le Politiche agricole Mario Catania, che ha partecipato ad un summit sulla siccità, nel Castello estense di Ferrara, alla presenza di rappresentanti delle associazioni di categoria e politici. Poi il ministro ha incontrato l’assessore regionale dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni per avviare le necessarie istruttorie. Affrontando il problema della siccità, Catania ha anche messo in luce la necessità di diversificare le colture. “C’é stato troppo mais quest’anno – ha detto – una coltivazione che é troppo esposta al clima e quest’anno ha pagato pesantemente le conseguenze”. Il ministro ha aggiunto che bisogna anche affrontare il tema della forte dispersione dell’acqua, “un bene prezioso che comincia ad essere conteso” tra agricoltura e industria. Sulla due giorni del ministro in emilia romagna, avremo ampi reportage a partire da domani.

“Abbiamo perso cinque milioni di ettari agricoli, su un totale di 18, in 40 anni, soprattutto in pianura per una cementificazione incontrollata che ci lascia oggi un territorio ferito e incapace in parte di salvaguardare le potenzialità produttive del passato, ma che non ha per fortuna compromesso del tutto gli assetti del territorio. Siamo ancora in tempo per avviare un’operazione di correzione e recupero e per creare un modello di sviluppo diverso. Questo paese ha bisogno dell’agricoltura e del sistema agroalimentare come di poche altre attività economiche”. Lo ha sottolineato il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ad un dibattito alla Festa democratica nazionale a Reggio Emilia. “Il disegno di legge che abbiamo preparato – ha spiegato – tende a dare risposte esaustive al tema del consumo del suolo. Abbiamo ricalcato il modello giuridico della Germania, dove viene fissato a livello nazionale un obiettivo di cementificazione massimo per un periodo pluriennale, quindi un tetto alla sottraibilità di terreni agricoli, che auspico possa essere molto limitato”. “Abbiamo previsto – ha aggiunto tra l’altro – che i Comuni non possano più usare gli oneri di urbanizzazione per fare cassa sui bilanci comunali, meccanismo che spinge i Comuni a favorire nuova edificazione piuttosto che il riuso di quella esistente. Inoltre una norma prescrive l’impossibilità di cambiamento di destinazione d’uso per i terreni agricoli che hanno ricevuto aiuti della Pac per un certo periodo di anni. Un testo articolato che ha l’ambizione di porre fine a un processo che ci dobbiamo mettere alle spalle. E vorrei mettermi alle spalle una dimensione in cui l’agricoltore era vissuto come un soggetto marginale e residuale; voglio rivendicare all’agricoltura il giusto tassello in un sistema Paese che deve tornare a crescere nel modo giusto”. (ANSA)

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