Siccità: nel mondo mancano 23 milioni di tonnellate di cereali. Allarme cibo e prezzi


Campagne infuocate al di qua e al di là dell’Oceano. In Italia la siccità sta bruciando oltre 500 milioni di euro di produzione agricola e portando perdite alle coltivazioni mondiali che hanno fatto volare i listini dei cereali e saltare diverse consegne con conseguenze “drammatiche per la disponibilità di cibo nei paesi più poveri”. Ma anche per i prezzi sulle tavole dei Paesi più ricchi. L’analisi della Coldiretti sui dati della Borsa merci di Chicago punta il dito su un aumento del 50% in un mese della quotazione del mais e del grano e del 30% per la soia dovuti al clima impazzito. Secondo la Fao nel 2012 ci saranno 23 milioni di tonnellate di cereali e 25 milioni di tonnellate di mais in meno, osserva Confagricoltura, che definisce la siccità “la grande emergenza mondiale” e afferma che potrebbe portare a nuove crisi alimentari in Africa e a nuove proteste e rivolte per l’aumento del prezzo del pane in Medio Oriente. Solo negli Stati Uniti, la peggiore siccità dal 1956 ha bruciato 12 miliardi di euro nel settore agricolo e la raccolta di cereali è crollata anche in Russia e Ucraina a causa delle alluvioni. Questo scenario “conferma l’importanza che l’Italia difenda il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile”, osserva la Coldiretti. Già adesso adesso circa metà dei prodotti alimentari sono importati, a cominciare dalla soia (80%), dal grano (50%) e dal mais (20%). E l’arrivo di Ulisse, con caldo torrido fino a Ferragosto secondo ilMeteo.it, rischia di peggiorare la situazione. La nuova ondata di alte temperature ha già fatto anche la prima vittima nei campi, Antonio Gallino, un agricoltore di 77 anni morto mentre lavorava la sua terra a Cisterna D’Asti. Le perdite previste per il settore agricolo, secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sono del 30% sul mais e del 45% sulla soia in molte regioni settentrionali, mentre nel Mezzogiorno, potrebbero raggiungere il 25% per i pomodoro. Sarebbero in difficoltà anche gli animali da allevamento, con le vacche che producono fino al 10% di latte in meno. Nelle vigne, invece, la situazione sarebbe ancora sotto controllo, secondo Winenews, ma potrebbe diventare “emergenza” se ad agosto continuassero temperature africane. La siccità potrebbe favorire, secondo l’enologo Luigi Mojo, professore dell’Università di Napoli, la viticoltura tradizionale, di territorio, rispetto a varietà meno adatte al clima mediterraneo o più a rischio come Merlot e Chardonnay.

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