Sicilia, un progetto per la valorizzazione del pesce azzurro


Sos per il pesce azzurro del Mediterraneo, che negli ultimi 3 anni ha conosciuto un crollo delle catture: nel 2007 sono state pescate 40.000 tonnellate, nel 2009 28.000 tonnellate. I dati. Si legge in una nota – emergono dalla Citta’ del gusto del Gambero Rosso, dove si e’ svolta una kermesse per la valorizzazione del pesce azzurro siciliano, un progetto promosso dall’Assessorato delle Risorse Agricole e Alimentari, Dipartimento degli interventi per la pesca della Regione Sicilia e il Pescato di Sicilia. Dalle alici al nasello, dallo scorfano allo sgombro, dal cefalo al pesce spatola, un patrimonio di sapori e di profumi, ma poco valorizzato. Carni saporite, adatte a molteplici preparazioni e, oltretutto, economiche. “I pesci bisogna farseli amici”. Con questa espressione i pescatori siciliani intendono dire che dei pesci bisogna conoscere i segreti e saperli interpretare a tavola. Loro, veri e propri maestri della cucina di bordo, sanno infatti come sfruttare il piu’ umile pesciolino come l’esemplare piu’ regale.
Secondo Titti Bufardeci, assessore alle Risorse Agricole e Alimentari della Regione Siciliana: “Il pesce azzurro e’ l’ambasciatore della tradizione marinara siciliana: le attivita’ di pesca, da secoli costituiscono uno dei settori principali della nostra economia, contribuendo allo sviluppo di peculiari modelli sociali; alcuni sono ancora attuali, soprattutto nei borghi marinari e nelle isole minori, altri sono divenuti parte integrante delle tradizioni locali. Il pesce azzurro non e’ solo una risorsa economica o un paradigma culturale: e’ un alimento fondamentale, della dieta mediterranea, sinonimo di equilibrio nutrizionale e buona salute”.
Per il presidente della Provincia Regionale di Trapani, Girolamo Turano, il pesce azzurro – si legge in una nota – non e’ soltanto un alimento di grande valore nutritivo, ma esso si collega anche alla cultura e alla storia della Sicilia e del Mediterraneo. Una storia che lega gli uomini al mare, al sacrificio, al pericolo e all’avventura.
“I tempi sono mutati, la disperazione dei pescatori poveri di Verga e di Luchino Visconti non esistono piu’ – sostiene Turano – ma esiste ancora la grande risorsa del pescato che contribuisce a sostenere l’economia di interi territori. E’ il caso della Provincia di Trapani in cui gli uomini continuano a dialogare con il mare, un rapporto antico e nuovo allo stesso tempo che impone regole di rispetto per la natura e per l’ambiente poiche’ ogni risorsa che il mare concede e’ un bene prezioso e tra queste risorse il pesce azzurro assume un particolare valore.” Secondo Lisma – componente della Commissione Consultiva Centrale per la Pesca e l’Acquacoltura in qualita’ di esperto del ministro: “negli ultimi anni si assiste a un calo di catture, dovuto prevalentemente al sovra-sfruttamento delle risorse marine e all’inquinamento. Il pescato siciliano – dalle indubbie qualita’ organolettiche – subisce inoltre la concorrenza sempre piu’ pressante dei mercati nordafricani, sudafricani e d’oltreoceano. Il prezzo del nostro pesce e’ certamente piu’ alto, per via dei vincoli imposti dall’Unione Europea”. L’unica via d’uscita da questo momento critico potrebbe essere quella della tracciabilita’ della filiera del pesce. A indicarla e’ Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto Pesca di Mazara del Vallo: “Un contributo al processo di valorizzazione del pescato siciliano, in particolare per crostacei (gambero rosso, gambero bianco, scampi) pesci demersali (triglie, merluzzi) e pesci pelagici (sardine, sgombri, acciughe) viene conferito con il progetto del Distretto Pesca denominato: “Verso la Blue Economy”, attraverso il quale prendera’ il via il Centro di Certificazione e Prova, cioe’ i test per determinare l’origine, la provenienza e le caratteristiche organolettiche del pescato di Sicilia”. (AGI)

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