Slow Food: ai formaggi dei piccoli produttori solo il 3% del mercato italiano

Ai tanti formaggi dei piccoli produttori sono rimaste le briciole, appena il 3% del mercato italiano, monopolizzato, come d’altronde avviene un po’ ovunque, dai marchi industriali. Ma i casari sparsi nel Paese resistono e riempiranno, con i loro colleghi stranieri, gli spazi di Cheese, la rassegna internazionale sulle ‘Forme del latte’ che si tiene da venerdì a lunedì prossimi, organizzata da Slow Food e dal Comune di Bra (Cuneo) Porteranno i formaggi che hanno fatto la storia di tanti luoghi dell’Italia, prodotti oggi in bilico tra l’estinzione e un rilancio, perché le difficoltà sono tante, anche sotto forma di rigidi vincoli di legge, ma cresce il numero dei consumatori informati ed esigenti. “Fino a qualche anno fa – osserva Roberto Burdese, presidente di Slow Food – quasi nessun ristorante aveva più il carrello dei formaggi, oggi le cose vanno un po’ meglio. La battaglia per salvare le piccole produzioni, la tanta ricchezza in saperi e sapori che le accompagna, sta proseguendo con i primi successi”. Non a caso, l’hanno ribattezzata ‘Resistenza casearia” e gli artefici della produzione dei piccoli formaggi di qualità saranno premiati a Bra, domenica prossima. Ma la guerra è tutt’altro che vinta, spiega Raffaella Ponzio, che segue il progetto per Slow Food. “Sono pochi i piccoli produttori che si sono irrobustiti e ora se la cavano da soli. Molti altri vendono esclusivamente sul loro territorio, producono piccole quantità per pochi consumatori che non movimentano grandi interessi economici e, quando escono dai canali di vendita abituali, hanno bisogno di essere accompagnati, di qualcuno narri la loro storia e che li metta in contatto con consumatori avveduti”. A Cheese è stato organizzato un gruppo d’acquisto per aiutare quattro giovani pastori italiani scelti come simbolo delle nuove leve che resistono. Producono pecorino siciliano, tome di malga di razza grigio alpina, pecorino dei Monti Sibillini e caciocallo di Ciminà (Reggio Calabria), un nuovo presidio Slow Food. Altri tre gruppi di acquisto sono stati creati negli ultimi mesi: uno per aiutare giovani pastori sardi e abruzzesi in grave difficoltà, l’altro per contribuire a finanziare la stagionatura del Bitto storico, un terzo, infine, che ha acquistato forme dai produttori del macagn (formaggio prodotto nel biellese e nella Valsesia). (ANSA).

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