Slow Food, al via la seconda tappa del ‘viaggio’

Slow Food, l’associazione che diffonde in tutto il mondo il messaggio del ‘cibo buono, pulito e giusto’, a 24 anni dalla nascita, si sente matura per un nuovo salto di qualita’ verso un piu’ marcato impegno politico.
Roberto Burdese, il presidente ricandidato alla guida dell’associazione che raccoglie 40 mila soci, che diventano 100 mila se si sommano i produttori e i partner delle iniziative. ”Ogni nostra Condotta (le rappresentanze territoriali di Slow Food in tutto sono un migliaio, 300 in Italia, ndr) – dice, parlando al 7/0 congresso nazionale, davanti a una platea di quasi 600 delegati e a due ospiti illustri, il governatore del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Roma Gianni Alemanno – deve imporsi dall’interno del proprio territorio come un forte soggetto politico, deve fare sentire la propria voce, fare rete con altri soggetti e stringere alleanze, perche’ in quest’epoca sarebbe pericoloso viaggiare da soli”. Le posizioni sono marcate: no al nucleare, ma no anche alle ”mega centrali eoliche gestite da pochi, con la stessa logica del petrolio”, rifiuto degli ogm ”a difesa della biodiversita’ e del nostro modello di agricoltura”, no alla privatizzazione dell’acqua, si’ alla diffusione degli Orti urbani e all’incremento dei Presidi dei produttori. L’associazione poi boccia le grandi strategie mondiali: e indica come unica via di uscita la soluzione delle crisi a livello locale. Anche sul fronte economico fnanziario Sloow Food indica una rotta: ”smettendo di investire i soldi in Borsa con il rischio di vederli andare in fumo per colpa di non si sa chi. Meglio rischiare i propri risparmi – consiglia Burdese – diventando soci dei contadini vicini a casa nostra”, o ”riempiendo le citta’ di orti urbani”. ”La nostra agricoltura non puo’ attendere oltre, ormai e’ al capolinea; neppure il nostro ambiente puo’ aspettare perche’ il consumo del suolo viaggia ritmi insostenibili e l’aria e’ irrespirabile; anche la nostra salute – continua Burdese – non puo’ attendere e il conto piu’ salato lo pagheranno i nostri figli e nipoti”. Non c’e’ un attimo da perdere, dunque: ”Ci dobbiamo muovere – chiosa il presidente di Slow Food – smettere di essdere, nostro malgrado, complici di un sistema che evidentemente non funziona piu’ e va cambiato alla radice”.

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