Slow Food, la tavola italiana rischia di diventare “sfigata”


Gli italiani – che hanno il patrimonio della dieta mediterranea e del turismo enogastronomico che muove 4 miliardi di euro – “non devono pensare di essere arrivati. A tavola, vuoi per la crisi economica vuoi per l’abbandono di regimi alimentari equilibrati e dei principi di tutela della biodiversità vuoi per la non gestione degli sprechi e dei rifiuti, c’è il rischio che tra qualche anno gli sfigati saremo noi”. E’ il monito del presidente nazionale di Slow Food Roberto Burdese che, in occasione della presentazione in anteprima a Roma del Salone del Gusto e Terra Madre, ha sottolineato come “l’incontro tra le comunità del cibo di 130 Paesi, a Torino al Lingotto dal 25 al 29 ottobre, sancirà una alleanza internazionale, dove la diversità tra i ‘paladini della biodiversita” sarà il valore aggiunto”. Da quando organizziamo Terra Madre, il 2004, ha raccontato Burdese “abbiamo constatato come, a livello planetario, il sistema alimentare sia unico, dove sono interconnessi sia il tema delle risorse, della distribuzione, e persino delle malattie metaboliche con il diabete che dilaga sia negli Usa che in Africa. Le risposte più fresche e creative ai grandi temi della nutrizione di un pianeta presto popolato da 9 miliardi di persone, stanno arrivando da giovani leader nella tutela dei presidi agroalimentari in Africa. Che non chiedono più solidarietà, ma sussidiarietà. Nella vetrina che da quest’anno unirà Salone del Gusto e Terra Madre già sappiamo – ha concluso Burdese – che sfigati non saranno loro. Anzi. Noi daremo risalto agli esempi di economia reale, che sia il produttore di formaggi dal latte di yak in Tibet a quello di marzolina in Ciociaria. Cercheremo risposte globali sulla gestione dei rifiuti, e lotta agli sprechi. Ma sentendo canzoni che ancora non conosciamo, non solo la musica nostra” ha concluso il presidente di Slow Food. (ANSA).

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