Sono 397 i patriarchi verdi nelle Marche

Il 1^ Censimento delle Formazioni Vegetali Monumentali (FVM) presenti nel territorio della Regione Marche si è concluso con l’individuazione di 397 patriarchi verdi, tra elementi singoli e insiemi omogenei. Il censimento è stato realizzato dal Corpo forestale dello Stato sulla base di un Accordo di programma stipulato con la Regione Marche nel maggio 2009, ai sensi della Legge Regionale 23 febbraio 2005, n. 6 “Legge Forestale Regionale”. Il monitoraggio territoriale effettuato dal Corpo forestale dello Stato, grazie al contributo di numerosi Enti Locali e semplici cittadini, ha permesso dapprima di rilevare circa 900 elementi vegetali significativi. Dopo una rigorosa selezione, solamente 397 elementi sono stati ritenuti di rilievo monumentale regionale e quindi segnalati quali Formazioni Vegetali Monumentali. Ogni FVM è stata accuratamente esaminata e descritta utilizzando uno specifico software: 120 informazioni diverse riguardanti la tipologia, l’ubicazione, la proprietà, le principali caratteristiche morfologiche e biologiche. Ogni scheda è corredata, inoltre, di una dettagliata cartografia e di varie fotografie. In particolare sono stati segnalati 346 alberi, 18 gruppi, 14 filari, 10 boschi e 9 tipologie speciali. Tra questi, alberi famosi come il Tasso del monastero di Fonte Avellana nel pesarese o il Platano del Piccioni, nell’ascolano, insieme a numerosi e meno noti alberi che segnano i confini dei campi o che abbelliscono i parchi delle dimore storiche o le aie delle case coloniche. L’obiettivo primario del censimento è l’individuazione delle formazioni vegetali di eccezionale valore presenti nel territorio marchigiano allo scopo di garantirne ulteriormente la conservazione mediante l’applicazione delle tutele previste dalla Legge Forestale Regionale. Le caratteristiche di ogni Formazione sono dettagliatamente descritte nelle relative schede, contenenti, per ognuna di queste, circa 120 informazioni. Sono veramente tante le Formazioni che meriterebbero una citazione. Tra queste anche in relazione al recentissimo 150° anniversario dell’Unità d’Italia ricordiamo il platano del Piccioni nell’ascolano, la cui memoria è legata al brigantaggio antiunitario e il gelso di Garibaldi a Cà Micci di Sassofeltrio, testimone del passaggio e di un semplice ristoro offerto al generale durante la sua ritirata verso San Marino dopo la caduta della Repubblica Romana del 1849. Sul censimento il Comandante Regionale del Corpo forestale dello Stato, Dir. Sup. Cinzia Gagliardi così conclude: “Il Censimento delle Formazioni Vegetali Monumentali rappresenta il più recente impegno del Corpo forestale dello Stato nell’ambito del monitoraggio ambientale e costituisce un significativo esempio di quella intensa attività che da sempre il Corpo forestale dello Stato svolge in collaborazione con la Regione Marche. La capacità di raccogliere informazioni ambientali georiferite permette al Corpo forestale dello Stato di essere un autorevole e riconosciuto partner nella conoscenza delle dinamiche territoriali e consente alla Regione ed agli Enti Locali, una più efficace azione di programmazione, promozione e gestione”.
Sono molte le Formazioni Vegetali Monumentali che meritano una particolare segnalazione. Tra gli alberi, i filari, i gruppi, i boschi e le tipologie speciali censiti se ne descrivono sinteticamente alcuni dei più significativi.

Il Platano del Piccioni (Ascoli Piceno) – è un albero straordinario, radicato sul ciglio della Via Salaria, a circa cinque chilometri da Ascoli Piceno procedendo verso Roma. Il suo tronco è il più grande della regione: 8,50 metri di circonferenza con un diametro a petto d’uomo di m. 2,70. Famosissimo in tutto l’ascolano deve il suo nome alle vicende di G. Piccioni che, nel periodo immediatamente successivo all’unità d’Italia, spadroneggiò in questa parte dell’ascolano organizzando il brigantaggio antiunitario; narrano le cronache che avesse l’abitudine di calarsi all’interno del platano per attendere indisturbato e rapinare i carri e le carrozze che transitavano lungo la salaria.
Il Tasso di Fonte Avellana (Serra S. Abbondio -PU-) – è l’albero più vecchio delle Marche ed è senza dubbio uno dei Tassi più grandi d’Italia. Radica nei pressi dell’Eremo di Fonte Avellana, alle falde del Monte Catria in comune di Serra S.Abbondio (PU), nascosto da un folto bosco di aceri, frassini e cerri. Il tasso è un albero di lentissimo accrescimento e molto longevo che può superare i 2000 anni di età; quello di Fonte Avellana ha un’età stimata di circa 600 anni, anche se la tradizione locale gli attribuisce un’età di almeno 1000 anni. Il tasso ha una circonferenza di 5 metri ed un’altezza di circa 16 metri.
La Roverella del Passo di Treia (MC) – la quercia più imponente della regione e sicuramente una delle più belle; danneggiata purtroppo da un fulmine alcuni anni fa ha subito nel 2010 lo schianto di una branca principale; l’albero ha un diametro di 2,05 metri ed età di circa 450 anni).
I Bagolari ubicati in comune di Sirolo (AN) – nell’aggraziato paesino di Sirolo, a sud del Conero, Villa “Vetta Marina” ospita, in via San Francesco, due bagolari (Celtis australis) che la tradizione vuole piantati da San Francesco d’Assisi. Ovviamente non si hanno notizie certe in merito ad una paternità così nobile, ma piace pensare alla consacrazione di un luogo così sereno, prospiciente la bella costa del Conero e invitante alla contemplazione ed alla preghiera, da parte del nostro Santo più amato, proveniente da ben più aspri e selvosi eremi. Gli alberi hanno un diametro di 1,45 metri ed un età presunta di 200 anni.
L’Acero campestre di Macereto (Pievetorina -MC-) – Nell’ampiezza e imponenza del paesaggio montano questo grande albero isolato si staglia nella prospettiva del Monte Bove, in un contesto paesaggistico tra i più famosi del Parco nazionale dei Monti Sibillini. L’albero ha un diametro di 80 centimetri ed un età di 120 anni.
Il Gelso di Cà Micci di Sassofeltrio (PU) – non sono le dimensioni o l’età a dare significato a questo albero, ma ciò che esso rappresenta. La memoria del passaggio di Garibaldi aleggia in questi luoghi, rendendo protagonisti il gelso ed un cippo, posto più a monte, che rievocano quel giorno: il 30 luglio 1849, Garibaldi passò di qui, in ritirata dopo la caduta della Repubblica Romana, diretto a San Marino per ottenere asilo. Nei pressi del gelso, secondo una tradizione tramandata oralmente, Garibaldi trovò ristoro e aiuto.
(dalla newsletter del Corpo Forestale dello Stato) Foto di Silvio Sorcini tratta da www.treknature.com

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