Sono sempre di più i giovani che “tornano” alla terra

donne agricolturaCon la disoccupazione che supera il 42 per cento nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni, sono sempre di più i ragazzi che decidono di tornare alla terra. E non si tratta più solo di figli che rilevano o continuano l’attività dei genitori, ma di diplomati o laureati che, a causa di una crisi che chiude le porte dei loro settori, scelgono di scommettere sulla vita dei campi. A dirlo è la Confederazione italiana agricoltori, in occasione della firma del Protocollo d’intesa fra il Ministero del Lavoro, la Cia e la sua Associazione giovani. D’altra parte, le opportunità che il settore offre sono tante e stanno risvegliando l’interesse delle nuove generazioni: solo nel 2013 sono nate 11.485 imprese agricole, pari al 10 per cento circa delle aziende neonate in Italia, e oltre il 17 per cento di queste “new entry” ha un titolare di età inferiore ai 30 anni -ricorda la Cia-. In più, oggi il 90 per cento degli agricoltori “under 30” ha una scolarità medio-alta. E non ci sono più solo i laureati in Agraria, facoltà che comunque dall’inizio della crisi ha avuto un picco di immatricolazioniv del 40 per cento, a fronte di una flessione del 12 % in cinque anni delle iscrizioni all’Università. Oggi, infatti in agricoltura, cresce il numero di giovani “dottori” che decide di investire sulla campagna, pur partendo da percorsi formativi e familiari completamente diversi: ci sono educatori e psicologi che si dedicano all’agricoltura sociale e alle fattorie didattiche; esperti della comunicazione che gestiscono il marketing e la promozione dei prodotti sui mercati stranieri; economisti che amministrano l’azienda; erboristi e farmacisti che scommettono sulla fitoterapia e sulla cosmesi naturale; architetti che fanno “bio-edilizia” producendo mattoni artigianali di argilla e paglia completamente eco-sostenibili e riciclabili.
Tutti esempi di una nuova idea di agricoltura, che non è più considerata un settore “vecchio”, ma un business innovativo e redditizio. Per questi giovani agricoltori le parole d’ordine sono diversificazione, creatività e internazionalizzazione -sottolinea la Cia- tanto che il loro potenziale economico è superiore del 40 per cento rispetto ai colleghi “senior”, nonostante le difficoltà ataviche che incontrano, tra alti costi di avviamento, barriere fiscali e burocratiche e scarsa mobilità fondiaria.
Più in generale, già oggi le 161 mila aziende guidate da conduttori di età inferiore ai 40 anni realizzano utili netti maggiori (il 23 per cento del fatturato contro il 7 per cento della classe d’età degli ultra 55) grazie a una maggiore attitudine al rischio e propensione all’export. Ma anche ad una più elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali. Perché i giovani non si fermano solo agli agriturismi, ma creano vere e proprie fattorie didattiche: in Italia le conducono il 4,7 per cento degli “under 40” contro l’1,2 per cento degli “over 40”. E poi non si accontentano solo di produrre coltivazioni certificate, ma le vendono quasi sempre in azienda: la vendita diretta, infatti, è appannaggio del 22,6 per cento degli “under 40” contro il 15 per cento degli “over”. In più -conclude la Cia- scelgono sempre un approccio eco-sostenibile nelle loro attività: i servizi per l’ambiente e la produzione di energia alternativa sono una prerogativa aziendale per il 7,2 per cento dei giovani agricoltori contro il 4 per cento degli “over 40”.

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