Sopra la media la spesa per l’acqua minerale in Emilia Romagna

L’incidenza dell’acqua minerale sulla spesa settimanale media in Emilia-Romagna è lievemente al di sopra della media nazionale (che viaggia su 4,22 euro): il costo medio in regione è sui 4,50 euro settimanali, un rilievo del maggio 2011 di pochissimo inferiore a quello di un anno prima (maggio 2010), che si assestava sui 4,51 euro. La ricerca – condotta e resa nota da Last Minute Market – si basa sulla dieta tipo di un uomo adulto (2.300 kcal/giorno) e sul consumo medio di un litro e mezzo di acqua al giorno. Nel complesso, l’incidenza nazionale del costo settimanale per acqua minerale è pari al 9,41% della spesa alimentare di una settimana. Si tratta di una quota leggermente inferiore rispetto al maggio 2010, quando la percentuale di spesa per l’acqua minerale, a livello nazionale, era il 9,68% del totale dei consumi alimentari. Il costo dell’acqua risulta quindi ancora una voce molto significativa, perché pesa quasi per un decimo sull’entità di denaro che i consumatori destinano alla nutrizione, nonostante la crisi economica in atto. Il dato risulta ancora più rilevante, spiega l’indagine, se paragonato al costo medio di un litro d’acqua fornito dai rubinetti domestici che è pari a circa 0,0015 euro, contro lo 0,40 euro circa di quella in bottiglia da 1,5 litri. “Una differenza notevole in termini monetari che non è giustificata da una commisurata differenza qualitativa – spiega Andrea Segré, preside della facoltà di Agraria di Bologna e promotore del progetto ‘Un anno contro lo spreco’, che vede capofila la città di Bologna – Molti studi dimostrano che l’acqua di casa in Italia è di buona o eccellente qualità e ampiamente sicura dal punto di vista igienico-sanitario. Il maggior costo dell’acqua minerale è attribuibile in parte all’elevata domanda dei consumatori, che agiscono sotto la spinta del marketing e di abitudini ormai radicate e in parte ai lunghi passaggi di filiera. Quest’ultima, infatti, fa percorrere alle bottiglie molte centinaia di chilometri prima che giungano sulla tavola degli italiani. Dunque, oltre all’aspetto legato al costo, vanno computate le conseguenze sull’ambiente, per una maggiore emissione di gas serra dovuti al trasporto, e il problema dello sfruttamento delle risorse naturali. Basti pensare che per produrre una bottiglia di plastica occorre in media il triplo dell’acqua che essa può contenere. Considerando che la risorsa è scarsa, nonché quasi inaccessibile per due miliardi di individui nel mondo, sarebbe opportuno ripensare i nostri modelli di produzione e consumo in un’ottica di maggiore sostenibilità. In questo senso, l’impronta ecologica dell’acqua di rubinetto è lo 0,3% di quella dell’acqua minerale, ovvero il rapporto fra una superficie di un piccolo sgabuzzino (1,2 mq) e 1,5 campi da basket (613 mq). In questa direzione, il primo passo può essere mosso riducendo gli sprechi e le perdite delle risorse naturali, come suggerisce la campagna Un anno contro lo spreco promossa da Last Minute Market e dalla facoltà di Agraria Bologna con il patrocinio del Parlamento Europeo, quest’anno dedicata proprio all’acqua”. Il progetto, che troverà ‘motore pulsante’ nelle iniziative in programma a Bologna il 15 ottobre, sarà presentato domenica al Festival dei Sensi a Cisternino, in Puglia. E domani sera di Last Minute Market si parlerà a Superquark, nella puntata speciale ‘Mangiarifiuti’ (dalle 21 su Raiuno). “Diminuire gli sprechi e risparmiare – aggiunge Segré – significa anche preferire l’acqua del rubinetto per dissetarsi, in modo da ottenere vantaggi per il portafoglio e per l’ecosistema. Senza contare la conseguente riduzione della quantità di plastica da smaltire con ampi benefici per l’ambiente, del quale dopo decenni di barbarico sfruttamento, bisognerebbe aver maggior cura. Insomma: maggiore risparmio energetico, minori emissioni di CO2, meno rifiuti da gestire nei cassonetti”. (ANSA).

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