Perché la “balla” degli spaghetti alla bolognese ?

La “Balla degli Spaghetti alla Bolognese” è un’Associazione che nel preservare i prodotti tipici del territorio,in parallelo propone in maniera provocatoria di utilizzare il “falso” degli spaghetti alla bolognese ( inesistenti nella tradizione e invece promozionati in tutto il mondo come appartenenti alla vera cucina regionale italiana ) per promuovere in qualche modo una buona alimentazione con alcuni capisaldi territoriali, coniugati con i nuovi stili di vita .
Promotori Umberto Faedi, presidente della Associa‘Balla degli Spaghetti alla Bolognese’, e i soci fondatori Giulio Biasion, giornalista, esperto di turismo ed editore, Piero Valdiserra, responsabile marketing e giornalista, Franco Mioni, esperto di cucina internazionale, Neria Rondelli, enogastronoma, Vittorio Spampinato, operatore culturale e imprenditore della ristorazione. Il progetto ha lo scopo di promuovere un primo piatto noto in tutto il mondo come ‘spaghetti in bolognese sauce’ che in Italia è invece considerato un ‘falso d’autore’ poiché è nota la tradizione emiliana di accompagnare il ragù con le tagliatelle all’uovo e non con gli spaghetti di grano duro.
“A Bologna la parola dialettale ‘bâla’ significa gruppo di amici, combriccola – ha detto Umberto Faedi – e da questo termine deriva l’universitaria ‘Balla’ intesa in senso goliardico delle tipiche congreghe studentesche. Più di recente il termine è entrato nell’accezione enogastronomica, pensiamo alla Bella Balla dell’asparago Verde di Altedo, dedita alla valorizzazione di un’area ben definita della bassa bolognese”.

In tempi moderni infine la parola Balla significa appunto “fandonia, finzione” ed è proprio l’insieme di tutte queste connotazioni che ha ispirato il gruppo, come ha affermato Piero Valdiserra: “La Balla degli Spaghetti gioca volutamente sull’ambiguità. Essa fa quindi riferimento a un raggruppamento di persone del territorio usando un termine storico di territorio (bâla). Tuttavia fa anche riferimento a un piatto tipico fasullo come gli spaghetti alla bolognese. Vogliamo lanciare una provocazione: in un mondo che si prende tanto sul serio perché non usare l’autoironia e lanciare un piatto che non esiste?”.
L’ironia vuole infatti che l’abbinata spaghetti e ragù (chiamato all’estero salsa alla bolognese) sia noto al mondo come un piatto tipico della cucina petroniana. Come ha raccontato Franco Mioni: “Nei miei tanti viaggi in giro per il mondo ho potuto notare che questo primo piatto è servito soprattutto nei ristoranti di target medio-basso con un alto numero di coperti. Inoltre il ragù è vendutissimo nei supermercati in confezioni famiglia. Ma si tratta di un prodotto che ha ben poco a che vedere con la ricetta originale, per cui dovremmo insegnare alle aziende come si fa il vero ragù e inondare il mercato di qualcosa che sia veramente nostro. Sarebbe l’ideale come piatto veloce per le famiglie e per i giovani che amano i piatti pronti”. Tra le iniziative, degustazioni e cene, con portata principe gli ‘Spaghetti alla Bolognese’, seguiti da assaggi di cibi locali quali crescentine, formaggi, mortadella, e dolci tipici, valorizzati da vini rossi e bianchi. Inoltre sono stati comunicati i dati sugli ingredienti: il ragù alla bolognese, adattato per questo abbinamento, e il dato sulla pasta, uno spaghetto di grano duro n° 5. Il ragù si compone di cipolla, carota, sedano, alloro, sale, durelli e fegatini, carne macinata di suino e di manzo, passata e concentrato di pomodoro. A concludere la serata, molto gradita ai numerosi ospiti, un momento di poesia, ripresa dalle rime di Giorgio Celli: “Gli spaghetti impossibili sono nel vostro piatto con fumante fragranza. Chi non li mangia? Ề matto!”.
La Balla degli Spaghetti alla Bolognese, dunque:
– Utilizza un termine con un ampio ventaglio di significati, che vanno dal locale al nazionale, e che comunque “si tengono” fra di loro;
– Utilizza un termine volutamente ambiguo, con tutte le possibilità che l’ambiguità offre in termini di giochi verbali, calembour, effetti teaser, ecc.
– Evita di far ricorso a termini ormai estenuati dall’uso per indicare il gruppo di lavoro (come p.es. confraternita, consorteria, associazione e simili);
– Impiega una parola che ha chiare valenze ironiche e autoironiche: da sempre nella parlata locale, e nella fattispecie anche in chiave nazionale, perché ha attinenza con la promozione del primo piatto tipico falso;
– Impiega una parola dalle coloriture divertenti: sia la “balla” in senso goliardico, sia la “balla” in senso di goffa fanfaluca predispongono al sorriso;
– Impiega una parola dagli addentellati non solo gastronomici, ma anche universitari, comunicazionali, culturali in senso lato: e ciò è di importanza fondamentale pensando all’attività a tutto campo da svolgere in futuro;
– Resta strettamente aderente al tema. Le parole, soprattutto se usate per marchi, denominazioni, titoli, ecc., devono essere rigorosamente attinenti (si ricordi il vecchio adagio latino, sempre valido, nomina sunt omina, vale a dire i nomi sono, o meglio devono essere, presagi, cioè indicativi di qualcosa). E “balla”, con la sua complessità, rispetta la semplice, antica (ma sempre valida) regola di base.
L’associazione ha anche una sede provinciale, al Centro Museale Cà La Ghironda, di Zola Predosa .

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