Speciale notte di San Giovanni: nocino, erbe e tradizioni


San Giovanni è da sempre collegato al noce e ai suoi frutti, E’ proprio durante questa notte che si devono raccogliere dall’albero le noci dette appunto di San Giovanni per la preparazione del nocino, il liquore ottenuto dalla infusione delle noci ancora verdi e immature, nell’alcol.
L’utilizzo del mallo di noce come ingrediente per medicinali, o liquori risale a tempi antichissimi, notizie precise sull’origine del nocino non sono però precise. Si racconta che la ricetta sia stata portata in Italia dai francesi, infatti il culto del noce come “albero delle streghe” era di origine druidica e fu esportato dai Britanni, pozioni ritenute magiche si preparavano infatti in Bretagna utilizzando noci acerbe…. è anche probabile che le varie formule siano derivate da un Liqueur de brou de noix o ratafià di mallo, in cui al posto dell’alcool si usava l’acquavite. Ci si deve recare ai piedi di un noce il 24 giugno e raccogliere 24 noci acerbe;- le noci dovrebbero essere raccolte da mani femminili;- prepara gli ingredienti: oltre le 24 noci acerbe e piccole occorre 1/2 litro di alcool a 95 gradi, 2/5 di litro di acqua, 600 gr di zucchero, alcuni chiodi di garofano, una stecca di cannella, (facoltativa scorza di limone);- metti le noci tagliate in 4 nell’alcol dentro un vaso di vetro, chiudi e lascia macerare per una notte;- stappa ed aggiungi i chiodi di garofano, la cannella ed eventualmente la scorza di limone, chiudi ermeticamente e lascia macerare per 48 giorni agitando il vaso di vetro almeno una volta al giorno;- fai scaldare l’acqua e facci sciogliere lo zucchero;- attendi che lo sciroppo sia freddo e mescolalo all’alcol già filtrato;- imbottiglia e con pazienza aspetta altri 48 giorni( in ogni caso più si aspetta e meglio è) poi siediti in poltrona e sorseggia un buon bicchierino di questa particolarissima bontàDopo il nocino si può fare un secondo nocino usando le noci rimaste e ripetendo l’infusione con vino bianco secco anzichè con l’alcool, stesso procedimento.Inutile dire che questo è meno saporito, ma, un tempo si usava in attesa che fosse pronto quello buono. Ma un’altra ricetta accreditata prevede, che nell’alcool vadano messi in infusione 13 noci, 13 chicchi di caffè crudi e 13 tostati, 3 chiodi di garofano, 3 cortecce di cannella e 3 cucchiai di zucchero.La preparazione di questo “elisir-liquore” a parte i riferimenti numerologici è incentrata su una ritualità comune alle preparazioni tradizionali del nostro paese e le sue proprietà digestive, si devono alle spezie ed agli oli essenziali contenuti nel mallo. Il perche’ tutto avvenga proprio nella magica notte di san Giovanni ha una duplice spiegazione: gli erboristi, definiscono questo periodo come “tempo balsamico”, la noce si trova nel suo momento migliore con i profumi derivanti dalla maggior presenza di linfa, oli e vitamine, mentre meno attendibile scientificamente ma sicuramente più seducente è invece, la tesi che attribuisce la scelta della data al solstizio d’estate che per il calendario precedente a quello Gregoriano non cadeva il 21 giugno, ma il 24. Dunque, nella notte del trionfo della luce sulle tenebre, le streghe si raccoglievano sotto i rami degli alberi di noce per i loro demoniaci sabba.

Il nocino e le sue origini
Il nocino è un liquore naturale che nasce da riti e regole antiche e Modena vanta la primogenitura di questo infuso di noci, ormai diffuso su tutto il territorio.
Dà non dimenticare la consolidata tradizione degli altri infusi e della frutta sotto spirito (mirtillino, laurino e ciliegie sotto spirito).
Del nocino non sono precise le sue origini. In sé l’idea di utilizzare noci come base per un qualche tipo di liquore non è di quelle difficili da farsi venire: bevande di questo tipo ne conosciamo in moltissimi luoghi, dagli Urali all’Italia Meridionale. Addirittura si ricorda come gli antichi Britanni fossero usi, proprio nella ricorrenza che per il Cristiani è quella di San Giovanni, celebrare “la notte di mezza estate” ed iniziare la raccolta delle noci con il cui mallo era tradizione preparare un liquore. Dopo la caduta dell’Impero Romano, in un’Europa medioevale che ancora era coperta di foreste, era ovviamente assai diffuso l’uso delle noci, alimento cui si attribuivano virtù terapeutiche e che Castore Durante da Gualdo, medico più tardo, in pieno Rinascimento, raccomandava, infuse di buon vino, nel suo “Tesoro della Sanità”. In particolare il liquore nocino trova il suo maggior successo nella zona di Sassuolo, per poi metter radici un pò dovunque attorno alla città di Modena, nelle antiche provincie del ducato Estense. Anche il momento storico è indefinito: i riferimenti sono successivi ai luminosi giorni in cui Clelia Farnese fu a Modena per sposare il fiero e brillante Alberto Pio. Fece incantevole ingresso circondata da musici, poeti, filosofi, nani, buffoni, sete, ori, cibi, infusi ed anche “spiriti”, che era il termine che si usava allora per dir liquori. Tutti ne furono affascinati, compreso il raffinato ed orgoglioso marito cui la cosa non portò bene, ma questo successe dopo. Più o meno da allora si parla di questo liquore “magico”, fatto con le noci che debbon esser raccolte al lume della luna della notte di San Giovanni, tagliate con un coltello di cristallo, etc… Ma son leggende e potremmo continuare a contarne per notti intere, senza venirne a capo. E’ meglio, anche per le notizie storiche, astenerci da discussioni sorvolando circa l’attribuzione della corretta ricetta ad una o l’altra dinastia di appassionati, visto che le dispute su questa materia sono ancora vivissime ed in corso, essendo i nomi della “nobilitas” del nocino, ovvero le famiglie depositarie dell’antica tradizione, sempre le stesse da qualche secolo. Di certo c’è che il modo di ottenere questo delizioso liquore infuso è ormai definito nella sua ortodossia. Le noci vanno raccolte attorno al periodo di san Giovanni, vale a dire fra il 20 giugno ed il 1° luglio, a seconda del punto di maturazione, le si taglia poi in quattro parti, le si mette in infusione (18/20 noci per litro di alcool puro) per tre o quattro mesi nell’alcool, a temperatura ambiente ed all’ombra, (non al sole il cui calore modificherebbe attraverso un processo “digestivo”, non appropriato, la qualità ed il pregio del prodotto finale). Passati tre o quattro mesi, in rapporto al litro di alcool preso inizialmente, si aggiungono 500 gr. di zucchero sciolti in 700 gr. d’acqua, (sì d’aver ottenuto uno sciroppo) che va unito all’infuso, non senza aver dimenticato di separare da quest’ultimo i malli. Si filtra il tutto, lo si lascia ancora riposare. A questi punto intervengono le varianti soggettive, con giunta di spezie in quantità comunque tale da non coprire il sapore base. Pur non prestando fede alle leggende di magia, se controllassimo la tempistica necessaria, scopriremmo che, a far punto dalla notte di San Giovanni, siamo arrivati a quella di Halloween; sarà un caso. Ed il medaglione di Clelia Farnese, inciso un giorno da un maestro fonditore del manierismo, sembra avere un piccolo sorriso, come se sapesse qualcosa.

Le erbe di San Giovanni
L’elenco delle erbe di San Giovanni che acquistano proprietà magiche, benedette dalla rugiada del santo e dagli influssi astrali, è molto lungo e varia a seconda delle regioni.
Ecco comunque un piccolo elenco di erbe che non possono tuttavia mancare nella preparazione di quest’acqua dai magici poteri:
Artemisia è una pianta apparentemente modesta, che si trova facilmente nei campi, sul ciglio della strada. Ha in realtà un notevole passato, vanta doti e capacità assolutamente eccezionali. È la pianta più celebre, forse, delle note “erbe di S. Giovanni”
Ce ne sono tante di artemisie ma la più conosciuta è il celebre assenzio, l’Artemisia absinthium. Un suo rametto fa sì che il viandante senta meno il peso della via.
Scaccia i diavoli, neutralizza il malocchio e la iettatura..
Erba del paradiso terrestre, erba di S. Giovanni, l’artemisia non protegge solo i viaggi fisici, ma anche, evidentemente, quelli spirituali, quelli che volgono verso mete celesti.
È un’erba di S. Giovanni, erba del sole: ci protegge quindi contro i fuochi negativi, i fuochi nemici: basterà un mazzetto di artemisia dietro l’uscio per proteggere la casa dalla folgore.
Non per nulla, secondo alcune versioni, la notte di S. Giovanni è in grado di secernere un carbone che è efficace contro i fulmini, particolarmente protettivo se preso quella notte.
Ancora una virtù ha l’artemisia: ed è quella di “donare l’incorruttibilità e di vincere la caducità delle cose”. Si temperava, un tempo, l’inchiostro col succo di artemisia, per rendere la carta inattaccabile dalle tarme: la parola divina, il verbo deve durare al di là del tempo, oltre la caducità delle cose umane.
Nella notte di San Giovanni fiorisce la felce. È questa un’erba che nessuno ha mai visto in fiore, perché, in un momento della stessa notte, fiorisce, forma il seme e torna ad essere come prima e sarebbe atto empio spiare il momento di quella fioritura. Chi, aperto un fazzoletto sotto la pianta, andasse in un crocicchio, poggiando il mento su di una forca, vedrebbe passare streghe, stregoni, maghi, diavoli, che si befferebbero di lui, ma in compenso, scorsa la notte e raccolto il fazzoletto coi fiori per avventura caduti, avrebbe seco un potentissimo talismano per ottenere da altri qualsiasi cosa, perché quei fiori eserciterebbero una forza irresistibile, da far piegare qualunque volontà.
Altre erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprieta’ sono esaltate e alla massima potenza.
Le erbe più note da raccogliere nella notte del 24 sono: l’iperico detto anche erba di S. Giovanni; l’artemisia chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide; la verbena protettiva anch’essa e il ribes rosso che proteggeva dai malefici.
Oltre a quelle sopra citate erano anche ricercate: Vischio, Sambuco, Aglio, Cipolla, Lavanda, Mentuccia, Biancospino, Corbezzolo, Ruta e Rosmarino.
Con alcune delle piante sopra citate era possibile fare “l’acqua di San Giovanni”: si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d’acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa.
Alla mattina successiva le donne prendevano quest’acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie.

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