Spending review: raccolta firme sul web per salvare l’Inran


L’appello ‘Salviamo l’Inran’, pubblicato ieri mattina sul sito de “Il fatto alimentare”, ha raccolto oltre 800 firme in 24 ore. Tra i firmatari giornalisti, ricercatori, docenti universitari, operatori del settore sanitario e del settore agro-alimentare italiano, studenti, impiegati. Lo annuncia, in vista del decreto sulla Spending review che sarà discusso alla Camera tra il 25 e il 29 giugno, l’assemblea dell’Istituto di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, ente vigilato dal Mipaaf a rischio per le scelte di Spending review. “Invitiamo il ministro dell’Agricoltura Mario Catania – è l’appello – a esaminare con attenzione la questione e a mantenere in vita un istituto così importante per il nostro Paese, fornendo adeguate risorse per il rilancio dell’attività di ricerca”. La comunità scientifica dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran), sede di Roma, ritiene, come si legge in una nota, “paradossale che il lavoro di ricerca svolto da più di 50 anni per migliorare la qualità degli alimenti e per tutelare il consumatore sia considerato uno spreco da tagliare. La sana alimentazione è uno degli elementi fondamentali per la salute e qualità della vita del cittadino, e la prevenzione alimentare può essere garantita solo attraverso conoscenze scientifiche solide e scevre da interessi di parte. Non a caso l’Europa, nonostante la crisi, sta mettendo risorse proprio sulla tematica dell’alimentazione e prevenzione delle malattie croniche. Proprio nel Paese della Dieta mediterranea, si mette in discussione l’utilità dell’Inran, nonostante sia nota a tanti la sua attività nelle scuole per educare i bambini ai principi e all’importanza di un’alimentazione equilibrata e nella popolazione generale per ricondurre gli adulti ad uno stile di vita più corretto. Le conoscenze scientifiche in ambito nutrizionale costituiscono – conclude – una risorsa immateriale per l’Italia, uno dei beni comuni da proteggere. La ricerca va resa più efficace; ma tagliarla per risparmiare nell’immediato, non solo sarebbe eticamente inaccettabile, ma addirittura fallimentare in termini economici per l’aggravarsi della spesa sanitaria nel medio termine”.

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