Storni : nuova delibera in Emilia Romagna

Mentre venivano diffusi dalla Camera dei Deputati con preoccupazione, i risultati dell’indagine conoscitiva sui danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, evidenziando la gravità della situazione che investe le imprese agricole del nostro Paese, la Giunta Regionale dell’Emilia Romagna deliberava la nuova disciplina del prelievo in deroga per la stagione venatoria 2011/12, abbandonando il percorso intrapreso nelle precedenti annate e che aveva portato a risultati soddisfacenti per quanto riguarda la diminuzione dei danni all’agricoltura e quantificabili in centinaia di migliaia di euro. “A seguito di questa delibera, lo storno non sarà di fatto cacciabile nemmeno in deroga a causa delle condizioni poste per il prelievo- spiega il Direttore di Confagricoltura Modena, Pier Luigi Bolognesi- alla base del cambio di rotta la posizione dell’ISPRA (Istituto Superiore per le Ricerche Ambientali), il quale pur ammettendo che la specie è in aumento, dichiara di non disporre di dati sugli abbattimenti, un dato facilmente ottenibile se si fossero coinvolti i cacciatori come accade già in altri paesi europei. L’ente ha così elaborato un parere, obbligatorio ma non vincolante recita la legge, che contrasta apertamente con il prelievo della specie in oggetto e con i danni che questa crea in agricoltura, chiediamo quindi la caccia in deroga allo storno con le stesse modalità applicate negli ultimi anni e il riconoscimento, per gli anni futuri, dello storno come specie cacciabile in quanto abitualmente dannoso per l’agricoltura in particolare i vigneti”. A farne le spese saranno soprattutto gli agricoltori, già stretti da normative dell’Unione Europea e pressati da una rilevante crisi del comparto agricolo-alimentare. Ma a farne le spese sono anche tutti i contribuenti, i quali non sanno che parte del loro gettito tributario va a tamponare i danni provocati dalle specie selvatiche non cacciabili qual è lo storno, alla stregua dei danni provocati dalle specie selvatiche all’interno delle aree protette. Così come non sanno che i danni arrecati dalle specie cacciabili fuori dalle aree protette, vengono invece rimborsati con denaro derivante dai tesserini venatori.Serve- continua ancora Bolognesi- un atto maggiormente rispondente all’esigenza di prevenire i danni alle colture, evitando di dissipare risorse economiche, mai come in questi tempi così preziose per la comunità, per risarcire danni evitabili con modalità di prelievo concrete, efficaci, ma soprattutto basate sul buon senso. Per questo Confagricoltura chiede la modifica del parere dell’ISPRA, la revoca delle delibere adottate e la approvazione di una normativa per il prelievo in deroga dello storno che consenta di attuare, come nelle ultime due annate venatorie, il prelievo necessario per calmierare l’impatto sulle colture agricole.

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