Suinicoltura: ancora crisi profonda

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Il prezzo all’origine della carne suina è sceso del 20 per cento. Per Agrinsieme, il raggruppamento delle rappresentanze agricole e cooperative a cui aderisce anche Confagricoltura, la situazione è insostenibile. “Il prezzo alla stalla negli ultimi cinque mesi è stato in caduta libera” – commenta Giovanna Parmigiani, allevatrice piacentina di suini che è presidente della Federazione Nazionale di prodotto Carni suine di Confagricoltura. “Le aziende suinicole chiudono nel disinteresse generale – prosegue Parmigiani – sottoscriviamo e rilanciamo l’appello presentato come Agrinsieme perché ad essere in ginocchio è un settore di punta del made in Italy”. I ripetuti ribassi registrati nella CUN (Commissiona Unica Nazionale) di queste ultime settimane hanno portato il prezzo della carne suina ben al di sotto dei costi di produzione, nonostante la consistente diminuzione del patrimonio suinicolo di questi anni. Negli ultimi 5 mesi la flessione media è stata intorno al 20% sia per le scrofe che per i suini da macello. “Dice bene Agrinsieme quando sottolinea che questa caduta delle quotazioni sta inesorabilmente sottraendo gli ultimi barlumi di vitalità ad un comparto già da tempo provato” – rimarca Parmigiani. Il lavoro, la professionalità, l’esperienza, gli investimenti e soprattutto la passione di una vita stanno andando in fumo. Il sistema allevatoriale – denuncia Agrinsieme – è al collasso: soffre la mancanza di un programma strategico di rilancio della filiera ed una forte competitività internazionale aggravata dall’embargo e dalle barriere doganali imposte da molti Paesi. Il protrarsi dell’embargo russo, per esempio, ha effettivamente stravolto il sistema allevatoriale suinicolo, non solo nazionale. Anche le misure di stoccaggio privato delle carni varate dalla UE per sostenere il settore sono risultate inefficaci a fronte di una crisi strutturale del sistema. “Dobbiamo, inoltre, considerare che si prefigurano pesanti ripercussioni negative nella prossima primavera – precisa Parmigiani – quando i quantitativi stoccati dovranno essere reimmessi sul mercato. Questa emergenza deve essere nuovamente posta con forza all’attenzione del Governo, coinvolgendo il Mipaaf, il Mise ed il ministero della Salute, per quanto di competenza relativamente alla rimozione delle barriere sanitarie. E’ fondamentale, con le Amministrazioni e la Filiera, definire un Piano di supporto al settore, come richiesto da Agrinsieme, che attivi azioni concrete e tempestive per la valorizzazione della carne di maiale e dei prodotti trasformati, la promozione della nostra salumeria a denominazione di origine sul mercato internazionale, il supporto al credito, la riduzione della pressione fiscale, la risoluzione delle limitazioni sanitarie ancora in atto in alcune aree del territorio”. Secondo l’appello di Agrinsieme è poi anche necessario alzare l’attenzione sull’export, promuovendo interventi concreti verso nuovi mercati, ad iniziare dalle aree del sud est asiatico e tutto ciò deve essere fatto in fretta. “Troppi allevamenti sono allo stremo, mentre aumenta la già fortissima concorrenza tra i paesi comunitari produttori di carne suina, non possiamo continuare a lavorare al di sotto dei costi produttivi e perdere altro tempo – conclude Parmigiani – sono in gioco le sorti di un comparto fondamentale della nostra agricoltura. Serve un piano strategico, ma servono anche misure immediate di sostegno: nessuna strategia può nascere sui cocci del sistema allevatoriale”.

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