Suinicoltura: Confagri Umbria chiede piano anti crisi


Riconoscere lo stato di crisi della suinicoltura umbra, chiudere la partita dell’utilizzazione agronomica dei reflui e rivedere il piano di tutela delle acque. Tre criticita’ da affrontare subito, con scelte rapide e concreta, pena il sospetto di voler lasciare alla deriva un comparto importante per la nostra regione. Queste le richieste immediate che Confagricoltura umbria ha posto sul tavolo regionale per fronteggiare la grave crisi che attanaglia questo comparto della zootecnia. Una crisi che ha visto il settore suinicolo umbro in picchiata per anni, fino ad un calo di oltre il 50% dei capi allevati. Un risultato, prosegue la Federazione umbra, che e’ indice di un impoverimento produttivo dell’economia della nostra regione, senza peraltro che ci siano state crescite, nello stesso o in altri settori, collegabili a tali dismissioni. E’ urgente un piano di settore per recuperare concorrenzialita’, spazi sui mercati e redditivita’ aziendale, perche’ la situazione della suinicoltura umbra e’ drammatica, il numero di allevamenti che cessano l’attivita’ e’ in costante crescita, con un progressivo impoverimento della filiera e dell’occupazione. L’ultima occasione persa per restituire aria al settore, secondo Confagricoltura Umbria, la mancata richiesta di deroga della cosi’ddetta “direttiva nitrati”, accrescendo cosi’ di fatto il divario di competitivita’ tra gli allevamenti umbri e quelli ricadenti in regioni che invece l’hanno richiesta. Altra criticita’ l’utilizzazione agronomica dei reflui rispetto alla quale Confagricoltura Umbria chiede piena attuazione della normativa vigente. Le ultime disposizioni di Arpa in materia, peraltro di dubbia legittimita’, non solo non trovano traccia in altri analoghi procedimenti a livello nazionale ed europeo, ma determinano anche ulteriori passaggi burocratici che comportano un appesantimento gestionale ed economico per le imprese umbre.
C’e’ poi la questione della revisione del piano di tutela delle acque (Mis. Q34 e Q33). La misura Q34 prescrive, per le imprese con piu’ di 250 uba (pari a circa 800 suini), ricadenti nei “sottobacini idrogeologici”del Trasimeno, Nestore, Chiascio, Piediluco, Petrignano d’Assisi, l’obbligo di trasformare l’effluente liquido in solido o in alternativa il conferimento, entro il 2013, ad “idonei impianti di trattamento”, oggi inesistenti. Si tratta inoltre, prosegue la Federazione, di disposizioni che non trovano corrispondenza in nessuna altra regione d’Italia e che di fatto azzerano completamente la possibilita’ di scelta delle imprese dando un unico indirizzo, peraltro tecnicamente discutibile in termini di applicabilita’ e di vantaggi ambientali. Quanto alla misura Q33 che norma la gestione dei reflui degli allevamenti ricompresi nelle aree di Bettona e Marciano va detto che il comprensorio bettonese di fatto non ha praticamente allevamenti significativi attivi, gli allevatori piu’ importanti hanno decentrato la loro produzione in altre regioni d’Italia o in altri comuni dell’Umbria. Nel Marscianese si e’ pervenuti ad un progetto di massima che prevede l’utilizzazione dell’attuale sito di Olmeto,ma che incontra difficolta’ tecniche ed economiche sicuramente non superabili entro il 2013.
Insostenibile e’ infine, secondo Confagricoltura Umbria, la gravosita’ dei costi produttivi, superiori a quelli sopportati dagli altri allevatori europei, soprattutto per quanto riguarda i disciplinari di produzione e la manodopera. Occorrono agevolazioni per le aziende che assumono e, piu’ in generale, interventi per ridurre il costo del lavoro. Nonostante l’aggressiva concorrenza nei confini UE, il comparto suinicolo deve poter mantenere le sue posizioni ottenute grazie alle sue produzioni di altissima qualita’ e salubrita’ e alla tradizione e la professionalita’ degli allevatori. In questo contesto va rivista la catena del valore, in cui attualmente gli allevatori sono penalizzati rispetto alle altre componenti della filiera.
Si richiede quindi che la Regione Umbria attivi quanto prima le procedure necessarie per dare risposte, possibili, alla situazione di stallo che si e’ venuta a creare, operando la revisione e l’adeguamento di alcune scelte del passato, passando per approfondimenti tecnici e politici con i soggetti interessati.(AGI)

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