Suinicoltura: ripartire dal protocollo del 2008. Domani tavolo di filiera

maiali5«Domani al Tavolo della filiera suinicola, convocato dal ministero delle Politiche agricole, come Unapros chiederemo di ripartire dal protocollo d’intesa promosso dall’allora ministro Luca Zaia, nel 2008, e rilanciato un anno fa a Mantova dalle regioni del Nord. Purtroppo, rispetto ad allora, di passi avanti ne sono stati fatti davvero pochi». Lo dice, nel corso della seconda tappa di Eurocarne 2015 Road Show, oggi a Reggio Emilia, Lorenzo Fontanesi, presidente di Unapros (Unione nazionale dei produttori di suini), una realtà che associa le cinque più importanti organizzazioni di produttori d’Italia: Opas, Assocom, Asser, Aps Piemonte e Suinmarche, per una produzione vicina ai 2 milioni di capi, oltre il 20% del totale nazionale.
Fontanesi ha anticipato la posizione della più importante realtà di rappresentanza degli allevatori organizzati in cooperativa, durante la sua relazione sul tema della «Qualità, un concetto in continua evoluzione: dal produttore al consumatore», che sarà peraltro uno dei fili conduttori della 26ª edizione di Eurocarne, in programma a Veronafiere dal 10 al 13 maggio 2015 (www.eurocarne.it).
«Dopo una fase di crisi per la suinicoltura che si è prolungata per oltre sette anni e ha portato, solamente negli ultimi 12 mesi a una riduzione sensibile del numero di scrofe, da 750mila a 500mila – afferma Fontanesi – è necessaria una terapia d’urto, per restituire redditività a una filiera che non ha la forza di pianificare il futuro, che sta scivolando progressivamente verso la soccida, e che, solo un anno fa, ha dovuto sostenere costi non indifferenti per rispettare la nuova normativa europea sul benessere animale».
I punti sui quali, domani al Mipaaf, Fontanesi solleciterà interventi coesi riguardano, innanzitutto, il rilancio della Commissione unica nazionale (Cun). «È stato forse l’unico punto del protocollo sul quale si sono raggiunti risultati concreti – osserva il numero uno di Unapros – visto che è ora possibile determinare prezzi specifici per i suini da macello destinati al circuito tutelato. Ma è necessario spingersi oltre, prevedendo magari una compravendita parallela attraverso la Borsa merci telematica italiana, a garanzia di una maggiore trasparenza».
Bisognerà lavorare anche sul sistema di valutazione delle carcasse suine e «ripensare parte della produzione dei maiali, in base alle nuove esigenze dei consumatori, alla necessità di esportare, ma anche con riferimento alla qualità delle carni, acclarato il fatto che sono più magre rispetto al passato», osserva Fontanesi.
Un altro punto da considerare, per Unapros, riguarda la valorizzazione delle carni fresche, al di là delle cosce destinate alla stagionatura come prosciutti. «Preso atto che il progetto inserito nel protocollo Zaia è stato cassato dall’Unione europea – dichiara – riteniamo sia maturo il momento di chiudere sul progetto del Sistema di qualità nazionale, uno strumento per assicurare maggiore redditività a tutta la carcassa del suino». La missione è ricompensare gli allevatori, che sostengono i costi di produzione più alti d’Europa, intorno a 1,50 euro al chilogrammo, con un prezzo medio che, nell’ultima seduta della Cun è scesa dell’1,6%, a quota 1,505 euro al chilogrammo (1,5170 €/kg la quotazione alla Borsa merci di Modena a lunedì 30 giugno).
Secondo le elaborazioni del Crefis, il Centro ricerche economiche per le filiere suinicole, la redditività degli allevatori ha registrato un segnale positivo nel mese di maggio (gli ultimi dati disponibili), con un balzo in avanti dell’1,6%, per effetto di una diminuzione dei prezzi della soia e del mais, che rappresentano la componente più importante della razione alimentare.
«Al Tavolo interprofessionale di domani bisognerà affrontare anche l’aspetto della programmazione quali-quantitativa delle produzioni Dop – incalza Fontanesi – in modo che vengano pianificate strategie precise per specifiche destinazioni: il mercato interno, la grande distribuzione organizzata, le salumerie, i ristoranti, i consumatori esteri, che hanno richieste differenti rispetto all’Italia».
Anche gli aspetti legati alla situazione sanitaria dovranno essere affrontati e risolti. «Nel 2008 l’ultimo punto del protocollo d’intesa riguardava l’emergenza della malattia vescicolare nel Nord Italia – ricorda Fontanesi –. Ora è stata debellata, ma vi sono sacche di resistenza della malattia al Sud, che rappresenta un freno alle esportazioni di salumi. Vi sono paesi, infatti, che chiudono le frontiere anche alle produzioni del Nord, con danni da mancato export per circa 250-300 milioni di euro».
Anche la direttiva nitrati è nel mirino di Unapros. «Finalmente è stato riconosciuto su base scientifica che la zootecnia incide solamente per il 10% dell’inquinamento da nitrati – dice il presidente di Unapros –. È opportuno negoziare nuovi parametri con l’Unione europea, magari approfittando del semestre di presidenza italiana».
Sono questi i punti sui quali domani al ministero delle Politiche agricole, alla presenza del ministro Maurizio Martina, insisterà Unapros. Ribadendo il concetto che «per competere con produzioni che all’estero privilegiano minori costi nella fase allevatoriale, è necessario scommettere sulla qualità, che è un concetto dinamico, differente da paese a paese, ma che si deve necessariamente ispirare ai criteri di trasparenza, etichettatura e tracciabilità».

La seconda tappa del Road Show di Eurocarne 2015 è stata anche l’occasione per presentare la “case history” di Pulsar Industry, realtà specializzata in soluzioni personalizzate nel campo della meccanica, dell’automazione e della gestione dei processi industriali, in modo particolare nel settore alimentare. L’azienda modenese ha realizzato, tra gli altri, un sistema completamente automatico per l’appendimento e la stagionatura degli insaccati in cui la movimentazione del prodotto è affidata a robot antropomorfi e uno speciale software permette di controllare il livello e la qualità della stagionatura. «Investire in innovazione è sempre più necessario e la filiera suinicola non fa eccezione – spiega Marco Arienti, direttore commerciale di Pulsar Industry –. Migliorare e ottimizzare i processi produttivi grazie a tecnologie “tailor made” rappresenta oggi una delle poche leve che permettono di recuperare marginalità in uno scenario di crisi del mercato».

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