Sviluppo: Coldiretti, 6 miliardi dalla vendita dei terreni dello Stato

Lo Stato ‘contadino’ potrebbe dare una mano per ridurre il debito pubblico. In Italia ci sono 338mila ettari di terreni agricoli, gestiti attraverso amministrazioni ed enti pubblici, per un valore stimato di oltre 6 miliardi di euro. Appezzamenti che potrebbero, infatti, essere venduti agli agricoltori per sostenere le misure necessarie al Decreto sviluppo del Governo sollecitato dall’Unione Europea. L’idea è stata lanciata dalla Coldiretti in occasione del Forum internazionale di Cernobbio, nel rendere noti i risultati del primo studio sulle proprietà demaniali dei terreni agricoli realizzato sulla base dei dati del Censimento Istat del 2010. Una proposta subito raccolta dal ministro delle Politiche Agricole, Francesco Saverio Romano: “domani incontrerò il presidente Berlusconi e la porto già confenzionata, mi convince e lo faccio subito”, ha detto. Dello stesso avviso il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi che ha caldeggiato l’apertura di “un tavolo di verifica”. E per Elio Lannutti dell’Adusbef e senatore dell’Idv “bisogna ripartire anche dalla campagna” per ridare futuro ai giovani. Nel dettaglio il censimento della Coldiretti ha messo in luce l’esistenza di ben 338.127,51 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) di proprietà pubblica che, sulla base del valore medio della terra calcolato dall’Inea in 18.400 euro per ettaro, significa la disponibilità di un patrimonio di 6,22 miliardi di euro a disposizione dello Stato che non ha alcun interesse a fare l’agricoltore. Si tratta di un calcolo fatto peraltro per difetto che esclude i boschi e forme di gestione particolari come le comunanze in cui è più difficile imputare con certezza la proprietà al pubblico. “La cessione di questi terreni – ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini – toglierebbe allo Stato il compito improprio di coltivare la terra, renderebbe disponibili risorse per lo sviluppo ma soprattutto avrebbe il vantaggio di calmierare il prezzo dei terreni, stimolare la crescita, l’occupazione e la redditività delle imprese agricole”. Più in generale al Forum è emerso intanto come la crisi stia colpendo ancora molto duramente: il 49% degli italiani riesce, infatti a pagare appena le spese senza permettersi ulteriori lussi e addirittura un 5-10% non è in grado di garantirsi il minimo. In questo contesto, peraltro, il 57% degli italiani ha ridotto lo spreco di cibo con un 25% che ha aumentato quest’anno la frequenza dei discount e un 38% che ha ridotto la propria presenza nei negozi tradizionali, che rischiano un vero crack. (dall’inviato Fabio Perego – ANSA)

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