Tabacco: 2010 anno di svolta per settore ma il futuro sembra buio


Il 2010 è un anno di svolta per il comparto del tabacco in Italia. L’applicazione della nuova Organizzazione Comune di Mercato (OCM), con gli aiuti completamente slegati dalla produzione e ridotti del 50%, significa un taglio complessivo ai premi comunitari riscossi dalle aziende di centinaia di milioni di euro l’anno con il pericolo di perdere oltre 60mila posti di lavoro. Questo quanto emerso dall’incontro che si è svolto oggi pomeriggio a Roma, organizzato da Filtabacco, Osservatorio sulla filiera del Tabacco in Italia. Nel corso degli ultimi 10 anni – e’ stato spiegato – il disaccoppiamento degli aiuti comunitari, ha provocato un crollo del numero di imprese che producono tabacco, sceso da oltre 35.000 a poco meno di 7.000; gli ettari e la produzione si sono quasi dimezzati: da oltre 46.000 per una produzione di 140.000 tonnellate agli attuali 26.000 per una produzione di circa 90.000 tonnellate. Il quadro diventa ancora più fosco, secondo i dati emersi dallo studio Nomisma ”Il valore del tabacco in Italia”, se si tiene presente che la coltivazione del tabacco, per la specializzazione raggiunta, rappresenta un volano dell’economia locale, in regioni come: Veneto (Verona), Umbria (Perugia), Campania (Caserta e Benevento) e Toscana (Arezzo). ”Le avvisaglie delle conseguenze della riforma, con l’introduzione dell’aiuto interamente disaccoppiato, si sono gia’ viste: oltre confine, in Grecia, e sul nostro territorio, in Puglia, si è assistito all’abbandono della coltura” ha detto Danis Pantini di Nomisma. ”Bisogna risolvere presto la questione delle regole europee sugli aiuti al settore del tabacco. Anzi, prestissimo perché gli oltre 60.000 addetti del tabacco, imprenditori agricoli, i loro familiari e i salariati vogliono poter continuare a garantire un futuro alle loro famiglie” ha detto Roberto Di Menno Di Bucchianico, presidente Unitab, Unione Italiana Tabacco. Sulla stessa posizione Paolo De Castro, ex ministro dell’Agricoltura e presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del parlamento Europeo, che sottolinea: ”gli aiuti alla tabacchicoltura sono importanti per garantire la tenuta economica ed occupazionale di diverse aree rurali dell’Unione Europea. Senza questo supporto rischiamo solo una maggiore disoccupazione e un aumento delle importazioni di tabacco greggio da Paesi extracomunitari senza nessuna garanzia sul metodo di ottenimento”. Il presidente di Filtabacco, Renzo Patria, ha infine auspicato ”una risposta in tempi rapidi da parte della Commissione Europea a difesa della tabacchicoltura, in seguito anche alle diverse sollecitazioni inviate nelle ultime settimane al Commissario UE Dacian Ciolos”.

I numeri del settore in Italia:

In Italia, la manifattura del tabacco come attività industriale risale al IXX secolo. La superficie dedicata al tabacco e’ di 26.068 ettari e la produzione ammonta a 92.556 tonnellate realizzata da 6.757 produttori e 23 imprese di trasformazione. Il 94% della produzione italiana si concentra in Campania, Veneto e Umbria e il restante 6% soprattutto in Toscana e nel Lazio. L’Italia è il primo Paese produttore ed esportatore europeo di tabacco, il sesto esportatore mondiale per valore e il decimo produttore per volumi. I principali mercati di sbocco sono i mercati del Nord Europa, seguono a distanza quelli del Nord Africa e dell’ex Unione Sovietica. Pur rappresentando meno dell’1% del valore di tutta la produzione agricola italiana, il tabacco, considerato come ‘filiera’, dalla coltivazione agricola, alle rivendite, al consumo e di ‘indotto’ collegato, dai mezzi tecnici ai semilavorati, dai beni intermedi ai servizi, esprime impatti socio economici di consistente entita’. Secondo lo studio Nomisma la filiera occupa circa 208.0002 addetti, di cui 66.515 nella filiera di produzione e 138.800 nelle rivendite al dettaglio. Il valore delle vendite di tabacchi lavorati nel 2008, e’ stata di 17.996 milioni di euro. Il gettito fiscale derivante dalle vendite di tabacchi lavorati nel 2008 e’ stato di oltre 13.300 milioni di Euro rappresentando circa il 7% delle entrate complessive da imposte indirette. Nomisma ha poi stimato in 173 milioni di euro il valore dell’indotto attivato nei settori extra agricoli dalla sola fase di coltivazione del tabacco. A questo deve aggiungersi quello generato dall’indotto legato alla trasformazione calcolato in oltre 640 milioni di euro. (ANSA).

2 Commenti in “Tabacco: 2010 anno di svolta per settore ma il futuro sembra buio”

  • giovanni alessandro bottiglieri scritto il 2 novembre 2010 pmmartedìTuesdayEurope/Rome 21:02

    credo che è finita lepoca delle vacche grasse per le societa trasformatrice il tabacco lo devono coltivare loro(per tutti i soldi che anno rubato ai coltivatori)

  • Sauro scritto il 16 febbraio 2011 pmmercoledìWednesdayEurope/Rome 22:12

    Una sola domanda:”Perchè il lavoro di noi agricoltori è sempre considerato nullo? Abbiamo mai pensato che tutto ciò che mangiamo per sopravvivere o i medicinali per guarire deriano tutti dal nostro lavoro? Abbiamo mai pensato agli orari di lavoro assurdi ai quali siamo sottoposti ed alle rigide regole che ci impone lo stato….e oltretutto alla MISERA remunerazione che ci offrono per il nostro duro lavoro?

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