Tabacco: Uila, serve un tavolo di filiera Ue


Un ‘tavolo’ di filiera a livello europeo per affrontare la crisi del settore del tabacco. E’ la richiesta al termine della Conferenza europea sul tabacco di Bruxelles alla quale hanno partecipato le organizzazioni sindacali iscritte all’ Effat, la Ceccm, rappresentante delle maggiori industrie manifatturiere di tabacco (Bat, Japan Tobacco e Imperial Tobacco) e il gruppo Philip Morris. Durante il suo intervento Pietro Pellegrini, segretario nazionale della Uila, ha sottolineato la difficile situazione italiana. “Siamo particolarmente allarmati” ha dichiarato Pellegrini “perche’ al managment di Bat Italia e’ stato richiesto di rivedere i risultati competitivi in termini di costi di produzione dello stabilimento di Lecce produttore delle Ms. Se non si dovessero trovare soluzioni accettabili ci potrebbero essere ripercussioni a livello occupazionale che aggraverebbero una situazione gia’ difficile.” Tra gli argomenti all’ordine del giorno nella conferenza ci sono state anche le Linee Guida definite dall’Oms sulla convenzione quadro sul controllo del tabacco, che vietano l’utilizzo degli ingredienti nella produzione di sigarette.
“Questi provvedimenti” ha spiegato Pellegrini “avrebbero delle gravissime ripercussioni occupazionali nel settore del tabacco che coinvolge in totale 200 mila lavoratori. Verrebbe infatti bandito il tabacco Burley, una delle tipologie principali di tabacco in Italia, e si impedirebbe la produzione di sigarette con le miscele American Blend che rappresentano oltre il 95% del mercato finale italiano, e che nel 2009, tramite le accise e le tasse hanno portato nelle casse dello Stato oltre 13 miliardi di euro”.
Pellegrini ha poi proposto la convocazione, a livello europeo, di un tavolo di filiera del tabacco che veda coinvolti imprenditori agricoli, imprese di prima trasformazione, industria e sindacato per fare valere le ragioni di questo settore vittima di un accanimento ingiustificato nonostante i suoi prodotti siano legali e arricchiscano le casse degli stati membri con miliardi di euro all’anno.(AGI)

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