Il tartufo nero non ha più segreti: completata la mappa del suo dna


Tempi duri per i contraffattori di uno dei prodotti alimentari più prestigiosi e costosi. Il paziente lavoro di 50 ricercatori italiani e francesi, riuniti dal 2007 in un consorzio, ha infatti permesso di svelare la mappa genetica del tartufo nero Tuber melanosporum, la prima di un fungo commestibile.
Grazie allo studio non solo sarà più facile combattere le frodi e certificare il prodotto, ma sono emersi anche alcuni aspetti peculiari e curiosi del tartufo nero, ad esempio l’alleanza con le radici di alcuni alberi come quercia nocciolo, salice o leccio che sono essenziali per il suo ciclo vitale e gli conferiscono importanti proprietà organolettiche. Ma cosa caratterizza il dna del tartufo nero? Intanto – spiega Paola Bonfante, dell’Istituto per la protezione delle piante del Cnr e dell’università di Torino – il fatto di essere il più grande tra quelli dei funghi finora sequenziati, con 125 milioni di coppie di basi. “Responsabili di questa dimensione del Dna sono sequenze ripetute di alcuni elementi genetici mobili (trasposoni), che rappresentano il 58% dell’intero genoma. I geni che codificano per proteine sono 7.500, di cui circa 6.000 trovano corrispondenza in altri funghi”. Tuttavia, aggiunge, ”diverse centinaia di geni del tartufo sono unici e svolgono un ruolo fondamentale nella formazione del corpo fruttifero”.
E non poteva essere diversamente vista la particolarità dell’aroma di questo prodotto così apprezzato.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Nature, è stato coordinato da Istituto francese per la ricerca in agronomia (Inra) di Nancy, gruppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) dell’università di Torino e università di Parma. Per l’Italia hanno collaborato inoltre il gruppo del Cnr dell’università di Perugia e le università di Torino, Bologna, L’Aquila, La Sapienza di Roma e Urbino. La ricerca si è svolta nel centro di ricerca francese per i sequenziamenti genomici, Genoscope, con il coordinamento del direttore del laboratorio di Ecogenomica dell’Inra, Francis Martin.
Il tartufo era già molto amato sulle tavole dei Romani, i quali raccolsero certamente dagli Etruschi l’uso culinario di questo fungo. Nel mondo le specie di funghi attualmente classificati come Tuber sono circa 63, in Italia ne sono presenti 25, ma solo alcune di queste sono comunemente commercializzate.
Tra queste c’è appunto il Tuber Melanosporum, il più pregiato tra i tartufi neri, il cui prezzo negli ultimi due anni è oscillato tra 2.500 e 900 euro al chilogrammo.
”Il genoma di ‘Tuber melanosporum’ – spiega la Coldiretti – fornisce anche importanti informazioni per le tecniche di tartuficoltura, che sono di grande interesse nelle aree di provenienza, come Umbria, Marche e altre regioni del centro-nord per l’Italia, Perigord e Provenza per la Francia”. Secondo l’organizzazione agricola, in base agli ultimi dati sul commercio estero dell’Istat, l’Italia ha esportato 124mila chili di tartufo conservato nel 2009. ”I risultati della ricerca – conclude Coldiretti – possono dunque dare un importante contributo alla salvaguardia del legame con il territorio ma anche sostenere una lotta più incisiva nei confronti delle frodi e sofisticazioni”.

Un Commento in “Il tartufo nero non ha più segreti: completata la mappa del suo dna”

Trackbacks

  1. diggita.it

Scrivi un commento

Utilizza gravatar per personalizzare la tua immagine

Copyright © 2009 Con I Piedi Per Terra . All rights reserved.
Copyright © GTV s.r.l.
Sede legale V.Bonazzi, 51 - 40013 Castelmaggiore (Bo) - Sede opertiva v. L.Manara, 6 - 40128 Bologna
tel: 051 63236 - fax 051 6323602 - fax redazione 051 6323609
P. Iva 01607481205 - C.F 01161880388 - R.E.A. 347487 - R.I.BO 01161880388 - C.S. € 1.550.000,00 Vers. € 1.445.375,00
Concessionaria per la Pubblicità Publivideo2 Srl.