Tassa di soggiorno per turisti: il “si” con riserva delle citta’ del vino

“Bene il Ministro Calderoli sul possibile inserimento nel federalismo municipale della tassa di soggiorno per i turisti, ma nel decreto mancano ancora le grandi “questioni” dei territori rurali: dal gap di risorse lasciato dall’abolizione dell’Ici per gli edifici agricoli – circa 1 miliardo di euro nei bilanci dei comuni da investire anche in promozione – all’assenza di un capitolo specifico sull’estensione della banda larga alle campagne che senza il web rischiano fortemente di perdere competitività nei confronti degli altri Paesi europei, e sulla possibilità di prevedere sgravi fiscali a favore di chi investe nel territorio, prime fra tutti le aziende”. A dirlo è il presidente delle Città del Vino Giampaolo Pioli, che lancia l’allarme “sulla poca attenzione alla fiscalità rurale nel decreto sul federalismo, fondamentale per i molti Comuni delle campagne italiane, che tanto hanno fatto per il Paese, a partire dal rilancio delle zone rurali, e che ora sono costretti a rinviare l’approvazione dei propri bilanci all’ultima data possibile, a riprova delle difficoltà in cui versano. Le Città del Vino – aggiunge Pioli – chiederanno un incontro al Ministro Calderoli, invitando fin d’ora anche le associazioni di categoria dei produttori a riflettere su questi argomenti per poter raggiungere obbiettivi e soluzione condivise”.
Secondo il presidente delle Città del Vino, “l’apertura del Ministro Calderoli per introdurre la tassa di soggiorno nel testo del decreto governativo sul federalismo fiscale in via di approvazione, che fa seguito all’incontro con il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, è da cogliere con favore e attenzione. Città del Vino già da alcuni anni – spiega Pioli – ha posto questa ipotesi di soluzione, da quando si sono fatti sentire più forti i morsi della crisi. Se i Comuni potranno introdurre volontariamente una tassa di scopo, o di soggiorno che dir si voglia, e anche una possibile compartecipazione all’Irpef, significherebbe un passo in avanti concreto verso una maggiore solidità comunale”.
“Tuttavia – aggiunge Pioli – non crediamo che solo questi provvedimenti ipotizzati possano risolvere in maniera ottimale il tema delle risorse per la finanza locale che viene affrontata solo dal punto di vista degli immobili e delle persone fisiche, lasciando irrisolto il fatto che la maggior parte dei Comuni italiani, e in particolare quelli che rappresentano le eccellenze produttive delle tipicità italiane sono eminentemente rurali e quindi comunque privi di risorse in grado di sostenere il loro impegno per la qualità dei loro territori. Di fatto, l’abolizione dell’Ici sugli edifici rurali – secondo Pioli – è una risorsa che non c’è più e non si prevede un eguale trasferimento statale. Pertanto i Comuni rurali, che già ora hanno poche risorse, rischiano di diventare ancora più poveri. Un difficoltà reale che quest’anno ha costretto molti Comuni a non approvare il bilancio 2011 al 31 dicembre e a rinviarlo alla prossima primavera”.

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